"Si termina il carnevale col tendere, in mezzo alla piazza principale, una corda a cui attaccasi un'oca viva col capo pendente. E' un uso antichissimo che quell'oca sia donata dagli ebrei domiciliati in città. Alcuni del basso popolo, mascherati, correndo di galoppo sopra un cavallo, tentano di a...
"Il tacchino sepolto fino al collo - gara a tagliargli la testa correndo" (Milano, 2005, p. 91)
Nella frazione Tina vi era l’usanza “negli ultimi giorni di Carrnevale, di tagliare la testa a un gallo o meglio ad un pollo d’India, costume antico, ma un po’ barbaro. Il povero volatile si appende vivo per le gambe ad un corda che attraversa la via principale; ed i giovani passano sotto di gran...
Nella frazione Arro, durante il Carnevale “ad un palo, legavano, con la testa in basso, un gallo ucciso o un tacchino. Quelli che partecipavano al gioco, bendati, dovevano colpirlo con un bastone dopo che per disorientarli si facevano girare parecchie volte su se stessi. Se ce la facevano, il gal...
Durante il Carnevale “tre galli venivano interrati, ma la testa era tenuta fuori sostenuta da una forcella di legno. Si bendavano gli occhi, si contavano venti passi, in seguito il concorrente armato di una sciabola doveva colpire il povero animale. Si ci riusciva era nominato ‘galletto della fra...
Nel paese nel periodo carnevalesco avveniva “la decapitazione del gallo. È questo un antico esorcismo: si sacrifica il capo come espiazione delle colpe della comunità e buon auspicio per una felice ripresa della vita dei campi, dopo la paralisi invernale” (Gallo Pecca, 1987, p. 336).
“Fino a pochi decenni fa, nella località Rollini, si ‘s-cianva ‘l cò al pichin (si spezzava il collo al tacchino” (Gallo Pecca, 1987, p. 364).
“Nelle fredde notti che precedevano il Carnevale, con getti d’acqua sapientemente guidati in un declivio, si preparava uno scivolo (la sghijaròla). Di giorno, poi, la si rendeva bella liscia scivolandovi sopra in cinque o sei su una barella (detta in dialetto ‘slesa’ o ‘sivera’). Preparata la pis...
“A San Giusto si teneva un tempo il ‘Palio del tacchino’. I cavalieri, armati di sciabola, cercavano nella loro corsa, all’andata e al ritorno, di staccare la testa al tacchino” (Gallo Pecca, 1987, p. 436).
Nel paese cessò nel 1879 “negli ultimi giorni di Carnevale, la pagliacciata goffa, crudele ed anche pericolosa usanza di martoriare , lacerare e strappare il collo al tacchino appeso per aria con una corda attraverso la strada colla testa all’ingiù, poi mascherati passandogli di sotto di corsa a ...
“Ad Alpette una volta era praticato il taglio della testa del tacchino. Il povero pennuto veniva appeso sulla pubblica piazza e i ragazzi, macherati in modo singolare e bizzarro, con gli occhi bendati, cercavano di spiccargli la testa” (Gallo Pecca, 1987, p. 52).
“ ‘l Bibin è un termine monferrino che indica il tacchino. Fino a una ventina d’anni fa il povero volatile veniva processato, condannato e decapitato. […] Prima di morire ‘l Bibin faceva testamento. Lo scherzoso documento veniva preparato durante l’inverno dai poeti locali. Il tacchino lasciava ...
"La tradizione più antica, che nacque più di cinquecento anni fa, è quella di staccare la testa dal collo al tacchino. Alcuni giovani completamente mascherati, tirata una fune da una parte all'altra di una via, attaccano a questa, per le gambe, un tacchino. Questi giovani cavalcano focosi cavalli...
La gara di ‘tajé la testa al pito’ si svolgeva d’inverno, quando si preparava la ‘lesa’: “Il ‘pito’ defunto veniva appeso in un tratto in cui i ‘lesèt’ viaggiavano a folle velocità, per cui coordinare la mira non era impresa da poco, tra il divertimento del pubblico. Altre edizioni furono tent...
In occasione del transito, in valle Antigorio-Formazza, dei pastori con oltre tremila ovini, viene organizzata dal 2005 una festa che vuole celebrare il plurisecolare rituale della transumanza, quando il bestiame dagli alpeggi estivi raggiunge la pianura. Sabato alle ore 15 l’imponente gregge giu...
Le tempora si svolgono nell'arco di tre giorni (Mercoledì, Venerdì e Sabato) quattro volte l'anno nei periodi in cui avviene il cambio di stagione: "le tempora di primavera corrispondono alla prima settimana di Quaresima, le tempora d'estate corrispondono alla settimana di Pentecoste. Le tempora ...
Teo Musso nasce a Carrù il 05 marzo 1964. Piozzo è un piccolo paese nelle Langhe, lì Teo è cresciuto, lì è nato Le Baladin. Grazie ad un’educazione contadina, Teo cresce con il valore della terra, della forza del lavoro e dell’importanza delle proprie radici. Lui stesso affermerà: “Sono legato a...
Teresa Binando, classe 1940, in questa testimonianza illustra i principali usi della Piattella nella gastronomia locale di Cortereggio, la piccola località del Canavese dove la Piattella (fagiolo bianco, reniforme, piuttosto piatto, da cui il nome Piattella) è coltivata. In particolare si sofferm...
Teresa Rossio, classe 1915, ci lascia una testimonianza unica all'interno del mondo rurale canavesano. Originaria di Prascorsano dopo il matrimonio si trasferisce a Sale, come veniva chiamato un tempo Castelnuovo Nigra.Ci parla delle veglie nelle stalle, dove si passava il tempo a filare la lana ...