L'ultima domenica di Carnevale, nel piazzale della palestra si svolge il pranzo in maschera con dolci, 'gale' e fagiolata. Nel pomeriggio ha luogo anche il tradizionale rogo del Gipin.
“A Valdendo di San Salvatore un tempo si bruciava la vecchia, con un rituale che ricordava le antiche cerimonie di espulsione del vecchio, dell’inutile, del male, per un felice inizio del nuovo anno agricolo” (Gallo Pecca, 1987, p. 439).
Nel paese “sino agli anni ‘50 circa, un comitato informale dei festeggiamenti (di solito gruppi di giovani o meno giovani buontemponi) organizzava carri e mascheramenti vari, mentre i più dotati di estro poetico componevano il testo del ‘Testament ‘d Carvé’ satireggiante un po’ tutti. Nel 1947-48...
Nel paese in occasione del carnevale venivano declamate le bosinate. Queste ”si sarebbero effettuate sino al 1936 circa, con testi forse a stampa, di cui però non si rinviene traccia. Trattandosi di un paese con forte tradizione di sinistra, sono restate nella memoria alcune strofette di intonazi...
Il Carnevale era caratterizzato da due momenti rituali: le bosinate e il taglio della testa del tecchino. Nel paese “la ‘busiunà’ si è recitata sino all’avvento del fascismo. "La rappresentazione pubblica avveniva in piazza, su un carretto a molle, dopo il rituale ‘saut al pichin’, o rodeo del ...
Nella frazione Castelferro la tradizione della businata in occasione del Carnevale “era già in uso nell’Ottocento” (Castelli, 1999, p. 124). Veniva composta “d’inverno nelle stalle, all’insaputa dei più; da parte di un gruppo di buontemponi, essenzialmente su argomenti paesani: si scriveva su di ...
Nel paese “l’ultimo giorno di Carnevale, nel pomeriggio, facevano il giro del paese le maschere sui carri allegorici tutti addobbati; trainati da cavalli o buoi anch’essi adornati con coccarde di carta crespa multicolore. Giunti sulla piazza principale, un cassinese dal suo ‘ciabot’ recitava ‘ra ...
Nella frazione Mugarone, in occasione del Carnevale, a fine Ottocento, veniva recitata in piazza la bosinata “da un tale emigrato poi in Argentina: metteva bonariamente alla berina certe persone e certi fatti di cronaca locale” (Castelli, 1999, p. 162). Negli anni Trenta del Novecento i festeg...
Nel paese a Carnevale “sfilavano carri con personaggi mascherati: la Castellana, una reginetta di origine storica, e una volta anche il personaggio di Garibaldi” (Castelli, 1999, p. 118). Tra inizio Novecento e metà anni Cinquanta venivano recitate in piazza le ‘busiunè’ dialettali che “svelavan...
Nella frazione di Spinetta Marengo in occasione del carnevale già prima del 1880 venne introdotta l’usanza della bosinata dall’artigiano sugheraio Stefano Boschi (‘Stevu u Stupuné’): “travestito da Gagliaudo, la recitava a memoria in paese (in piazza delle scuole e in piazza della chiesa) su un c...
Nel paese, anche se non mancano indizi “che attesterebbero l’esistenza di una sommersa ma vivace vena satirica di stampo popolare” (Castelli, 1999, p. 141), la bosinata vera e propria “sembra essere una ‘tradizione inventata’ negli anni ’70 dal presidente della Pro Loco , Vanni Ramponelli, ‘Cava...
Nel paese la tradizione della bosinata pare antica, anche se “i testi reperiti comunque appartengono ai Carnevali dal 1968 od oggi [1999], organizzata dal Comune, da Polisportiva Masiese e Avis (dal ’70), e dalla Pro Loco(dal ’93). Autore Giuseppe Cacciabue ‘Pimpi’, insegnante elementare e coltiv...
Nella frazione di San Giuliano Nuovo in occasione del carnevale “ci si limitava a fare un carro con maschere e orchestrina, poi rottura della pentolaccia in piazza, la domenica grassa (‘duminica dla pignata’) e infine, tra spari di fucile, falò del fantoccio di paglia raffigurante Carnevale (‘bri...
Nel sobborgo alessandrino di Lobbi il “ciclo carnevalesco iniziava col giovedì grasso e terminava il martedì successivo. […] Tutti prendevano parte alla festa mascherandosi con abiti vecchi e buffi e truccandosi con tappi di sughero bruciati o fuliggine. Andavano di casa in casa e si riunivano...
A Cascinagrossa in occasione del Carnevale dal 1900 al 1930 circa la bosinata veniva recitata nella piazza del paese da Elia Castellani (‘u Lia’), mascherato, affiancato dall’amico ‘Gabot’ e altre persone in maschera. “Finita la businà, la carovana di maschere si recava a Litta per unirsi ai loc...
Martedì grasso in piazza Principe Doria viene preparata la polenta e trippa. In un calderone di rame vengono cotti per ben 16 ore 120 kg di polenta e 150 kg di trippa. Attorno alle ore 13 inizia la distribuzione di questo tradizionale piatto.
Nella frazione Coppi di Cella Monte, durante il Carnevale alcuni uomini si mettevano una coperta sulle spalle e facevano le capre, mentre altri, tra cui la maschera tipica del Baldan, interpretavano la parte dei pastori. Il personaggio di Baldan nascondeva sotto il mantello un fiasco di vino che,...
Il piccolo paese (dal 1928 frazione di Cerrina) festeggiava, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, il Carnevale con quattro giorni di festa, dal mercoledì delle Ceneri al sabato successivo. I giovani usavano nell’occasione mascherarsi tingendosi la faccia di nero con un sughero brucia...
Durante il periodo carnevalesco in paese “si recitava la busiunà o bosinata, specie di confessione pubblica dei peccati in rime dialettali , che passava in rassegna tutti i fatti accaduti durante l’anno e non risparmiava frecciate a chi aveva in qualche modo sgarrato” (Castelli, Ghezzi, 1986, p. ...
Nei primi decenni del Novecento il Carnevale era una festa molto sentita, con la partecipazione di numerose persone in maschera e di carri allegorici. Nell’occasione veniva anche impiantato il ballo. I giovani, vestiti con vecchi abiti e stracci, giravano di casa in casa per una sorta di questu...