Feste popolari
Carnevale
Nel paese, anche se non mancano indizi “che attesterebbero l’esistenza di una sommersa ma vivace vena satirica di stampo popolare” (Castelli, 1999, p. 141), la bosinata vera e propria “sembra essere una ‘tradizione inventata’ negli anni ’70 dal presidente della Pro Loco , Vanni Ramponelli, ‘Cavagnin’ (1925), ex messo comunale. Nelle feste di Carnevale 1973 la Pro Loco nata l’anno precedente, organizzò per la prima volta dei carri allegorici. In quell’anno la bosinata, scritta parte in dialetto e parte in lingua, parodiava la Divina Commedia e venne recitata per strada, durante la sfilata di carri allegorici rappresentanti il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio, con la collocazione nelle tre cantiche delle persone più rappresentative e ben disposte allo scherzo del paese. I carri si fermavano davanti all’abitazione dei nominati e lì qualcuno dei giovani mascherati sui carri recitava il brano relativo” (Castelli, 1999, p. 141). Dopo quella prima esperienza, quasi tutti gli anni per il Carnevale Vanni Ramponelli compone la bosinata in dialetto che “prendendo spunto dalla cronaca nazionale, svolge una bonaria satira trascorrente dai temi generali a quelli locali” (Castelli, 1999, p. 141-142).
A conclusione della festa, re Carnevale viene bruciato sul rogo.