Intervistato nel 2005, Giuseppe Lusso, classe 1920, rievoca la sua esperienza partigiana maturata dopo l’8 settembre 1943 e le campagne militari che lo avevano portato in Grecia, Albania e Yugoslavia. Dopo aver conosciuto la Resistenza jugoslava torna in Italia e fortunosamente rientra nella nati...
Intervistato nel 2012, Giuseppe Marinetti, nato a Racconigi nel 1925, rievoca alcuni momenti salienti della sua vita: l’infanzia in una famiglia modesta, l’impossibilità di proseguire gli studi, il lavoro fin da giovanissimo nelle fabbriche torinesi, i suoi maestri di antifascismo (Domenico M...
Giuseppe Rinaldi è un “langhetto” a metà. Nell’intervista effettua una serie di riflessioni sulla bassa Langa con riferimento particolare al feudo dei Marchesi Falletti. La viticoltura tema ricorrente dell’intervista è affrontata da varie angolazioni che hanno toccato i temi dell’emigrazione e la...
Per Giuseppe Saldi, classe 1937, la passione per il tartufo non è un’eredità familiare, approda infatti, per caso, nel mondo del tartufo rincorrendo i ‘tartufai di una volta’ e carpendo loro i trucchi del mestiere.Egli narra le testimonianze maturate nel corso dei suoi 35 anni di attività, evide...
Giuseppe Scaglione (1916-2010), detto "Pinot", racconta la sua infanzia a Santo Stefano Belbo, il lavoro nei campi con il padre e la vita domestica fino al 1940, quando fu chiamato alle armi. Prese parte a tutta la Campagna dell'Africa del Nord fino all'arresa di fronte all'esercito americano ne...
“Io ho un calendario in casa che mi diceva cosa facevo l’anno prima, allora c’era - partenza per New York - , invece adesso io scrivo - partenza per la cascina o per il mercato di Alba - , e quindi il cambiamento di vita è spettacolare.”Questa è la storia di Giuseppe Veglio e di sua moglie, Chr...
Durante lfultima settimana di Carnevale galcuni giovani si travestivano come degli arrotini ed imitavano i gesti dei emolitaf in una farsa carnevalesca che suscitava scherzosi coinvolgimenti ed ilarità tra le persone del paeseh (Nicoletti, 2004-2005, p. 16).
"Il carnevale, a Valdieri, era molto vissuto e si facevano, tutti gli anni, "I Peroulier". Erano gli stagnini vestiti di stracci e con il viso sporco di fuliggine, i paioli sporchi appesi sulla schiena. Giravano per le strade cercando di sporcare chi incontravano sul loro cammino" (Nicoletti, 200...
Gli Uffici iniziavano, dopo la simbolica legatura delle campane, “il Giovedì santo, quanto tutta la comunità, intorno alle ore 15.00, si radunava il chiesa. Il crocifisso veniva steso a terra, coricato sul pavimento e tutto adornato con fiori. Il Santo Sepolcro iniziava così ad essere vegliato in...
La tradizionale castagnata inizia al sabato pomeriggio con la predisposizione dei grossi bracieri sistemati nella piazza del paese e la cottura delle prime caldarroste. Domenica nel primo pomeriggio riprende la cottura e distribuzione delle caldarroste, accompagnate da bicchieri di vino. Dall’edi...
Guglielmo Levet e sua moglie Caterina Martin, intervistati dai ragazzi dell' Università di Scienze Gastronomiche, raccontano la propria vita, la storia e le tradizoni della Val Varaita, che all'età di 20 anni hanno dovuto abbandonare per cercare fortuna altrove. Guglielmo, dopo aver finito milita...
A Rifreddo, fino agli anni sessanta era molto sentito dall’intera popolazione il periodo carnevalesco, infatti era abitudine festeggiare facendo 'i Magnin'. Lo scopo era quello di rappresentare in forma burlesca e scherzosa il diffuso mestiere del calderaio o stagnino, cioè l’individuo che aveva ...
Martedì grasso si svolgeva il rituale dei Magnin (gli stagnari), “uomini travestiti con mantelle e stracci, i volti anneriti che si aggiravano cantando canzoni popolari al suono della fisarmonica” (Nicoletti, 2004-2005). Alla sera la festa di concludeva con le danze e la cena: “si poteva ballare ...
Si gira di cortile in cortile abbigliati con indumenti da lavoro e il volto dipinto con un sughero arrostito. Si provoca rumore con latte e bastoni accompagnando una canzone in dialetto piemontese. "E nui suma di Muntisei e me pare alè 'l pi vei paiule e brus....paiule e brus da fe ancumudè......
“A Brossasco, come nella vicina Piasco, si festeggiano i Magnin, i calderai. Questi di Brossasco, però, sono più cattivelli: sporchi di nerofumo, per via del mestiere, inseguono le ragazze, cercando di annerire il loro naso. La stessa cosa avviene nei confronti delle persone che, a un loro invito...
Nel periodo carnevalesco i Magnin (i calderai) “dipingono di nerofumo il viso delle persone che incontrano” (Gallo Pecca, 1987, p. 171).
“I ‘Magnin ‘d Ceva’ erano i calderai del luogo, uniti in un’associazione molto attiva ed operante fin dal XVII secolo. Il venerdì grasso offrivano alla popolazione polenta e ‘galoperie grasse (golosità grasse)” (Gallo Pecca, 1987, p. 173).
A Paesana il martedì grasso era caratterizzato dalla presenza di due maschere dette i carabinieri. Questi individui avevano il compito di girare per il paese e controllare che nel giorno di festa nessuno lavorasse. Se qualcuno veniva sorpreso al lavoro, i due carabinieri avevano il dovere di arre...
"La madre dei mesi (un uomo mascherato) si presenta per prima dicendo: 'Io tengo dodici figliuoli, metà bianchi e metà neri. Chi non vuol credere li porto alla prova'. E un dopo l'altro si avanzavano i singoli mesi che recitavano pochi versi enumeranti le loro qualità rispettive e poi andavano a ...
La festa coincideva generalmente con Sant'Agnese, festa dei "pendouleri" (perché "appendevano" la gente, sovente le donne). Si andava, in precedenza, nelle stalle del paese e delle borgate travestiti da "medi" (dottori) controllando lo stato di salute del padrone di casa e scrivendo su un bigliet...