Nella frazione Tina vi era l’usanza “negli ultimi giorni di Carrnevale, di tagliare la testa a un gallo o meglio ad un pollo d’India, costume antico, ma un po’ barbaro. Il povero volatile si appende vivo per le gambe ad un corda che attraversa la via principale; ed i giovani passano sotto di gran...
Nella frazione Arro, durante il Carnevale “ad un palo, legavano, con la testa in basso, un gallo ucciso o un tacchino. Quelli che partecipavano al gioco, bendati, dovevano colpirlo con un bastone dopo che per disorientarli si facevano girare parecchie volte su se stessi. Se ce la facevano, il gal...
Durante il Carnevale “tre galli venivano interrati, ma la testa era tenuta fuori sostenuta da una forcella di legno. Si bendavano gli occhi, si contavano venti passi, in seguito il concorrente armato di una sciabola doveva colpire il povero animale. Si ci riusciva era nominato ‘galletto della fra...
La gara di ‘tajé la testa al pito’ si svolgeva d’inverno, quando si preparava la ‘lesa’: “Il ‘pito’ defunto veniva appeso in un tratto in cui i ‘lesèt’ viaggiavano a folle velocità, per cui coordinare la mira non era impresa da poco, tra il divertimento del pubblico. Altre edizioni furono tent...
“Ad Alpette una volta era praticato il taglio della testa del tacchino. Il povero pennuto veniva appeso sulla pubblica piazza e i ragazzi, macherati in modo singolare e bizzarro, con gli occhi bendati, cercavano di spiccargli la testa” (Gallo Pecca, 1987, p. 52).
“ ‘l Bibin è un termine monferrino che indica il tacchino. Fino a una ventina d’anni fa il povero volatile veniva processato, condannato e decapitato. […] Prima di morire ‘l Bibin faceva testamento. Lo scherzoso documento veniva preparato durante l’inverno dai poeti locali. Il tacchino lasciava ...
“Fino a pochi decenni fa, nella località Rollini, si ‘s-cianva ‘l cò al pichin (si spezzava il collo al tacchino” (Gallo Pecca, 1987, p. 364).
“Nelle fredde notti che precedevano il Carnevale, con getti d’acqua sapientemente guidati in un declivio, si preparava uno scivolo (la sghijaròla). Di giorno, poi, la si rendeva bella liscia scivolandovi sopra in cinque o sei su una barella (detta in dialetto ‘slesa’ o ‘sivera’). Preparata la pis...
“A San Giusto si teneva un tempo il ‘Palio del tacchino’. I cavalieri, armati di sciabola, cercavano nella loro corsa, all’andata e al ritorno, di staccare la testa al tacchino” (Gallo Pecca, 1987, p. 436).
Nel paese cessò nel 1879 “negli ultimi giorni di Carnevale, la pagliacciata goffa, crudele ed anche pericolosa usanza di martoriare , lacerare e strappare il collo al tacchino appeso per aria con una corda attraverso la strada colla testa all’ingiù, poi mascherati passandogli di sotto di corsa a ...
"La tradizione più antica, che nacque più di cinquecento anni fa, è quella di staccare la testa dal collo al tacchino. Alcuni giovani completamente mascherati, tirata una fune da una parte all'altra di una via, attaccano a questa, per le gambe, un tacchino. Questi giovani cavalcano focosi cavalli...
Il maialino tagliato a metà in senso orizzontale viene disposto su un tavolo. La prima esecutrice, in piedi davanti al tavolo, inizia ad "intaccare" la carne del maialino con un coltello in modo da praticare delle fessure profonde che permettono alla carne durante la cottura di assorbire gli arom...
Il tappo è intagliato a forma di gallo molto stilizzato con coda molto lunga. Il volatile poggia su due elementi schiacciati posti su una sfera e su un tronco di cono rovesciato
Ingredienti Per i taralli 1 kg di Farina 00 5 Uova 1 pizzico di Sale 1 cucchiaio di Zucchero 1 bicchierino di Liquore all’anice Per il Naspro 250 ml di Acqua 500 gr di Zucchero Scorza e succo di 1 Limone del Metapontino Preparazione Disporre la farina a fontana e mettere al centro le uova, con l...
Serie di targhette per prezzi con caratteri mobili contenuti in una scatola di legno: i vari numeri potrevano essere attaccati sallatarghetta a seconda della necessità.
La tavola è rettilinea a forma rettangolare. Nell'ultimo terzo si restringe in larghezza con una terminazione quasi appuntita, ma piatta. Lo spessore è minimo.
Strumento complesso, costituito di una base rettangolare sulla quale sono installati vari congegni per il rilievo topografico: bussola, inclinometro, inclinometro a bolla, cannocchiale per traguardare, tabelle accessorie per il calcolo delle distanze.
La tavoletta presenta una forma rettangolare e un modesto spessore con superficie estremamente levigata ed angoli smussati.
Tavolino a due piani rettangolari con gambe sagomate e dentello. Presenta un cassetto realizzato in legno di abete.