“Nei primi giorni di Carnevale i giovani preparavano ‘lo babacio’ (fantoccio), costituito da due bastoni incrociati, ricoperti di paglia e rivestiti con giacca e pantaloni, che veniva conservato per tutto il Carnevale in una stalla della frazione Mondezza; a volte gli si apendevano sopra mandarin...
Levone festeggia la zucca, simbolo del sole e quindi della fecondità. I regali personaggi, ‘l Re dij Cuset e la Regina, accompagnati dal seguito d’onore e dalle damigelle, si recano in municipio e ricevono dal sindaco le chiavi della città. La sera del martedì grasso si brucia la Masca d’la Ciast...
I personaggi carnevaleschi sono gli stessi della vicina Ivrea: la Vezzosa Mugnaia, il Generale, lo Stato Maggiore, il Gran Cancelliere, le Vivandiere, i Paggi. “Nel giorno delle Ceneri, ‘al mercul scurel’, avviene la distribuzione di ‘frità rognosa e salam’ […]. Per provvedere il necessario pe...
“Il Carnevale di Vestigné risale al 1436, come risulta dai testi tradotti dal latino da Piero Fiandesio e don Emilio Curtetto, e da studi di Ines Fornera. Protagonista del Carnevale è la Reginetta, il cui nome rimane segreto fino alla cerimonia della sua proclamazione agli abitanti del paese. In ...
Nella frazione Rodallo a Carnevale preparavano “’L Birichin”, un sorta di “editto, un documento birbante, scritto in dialetto rodellese, che ironizzava sulle debolezze e sulle scappatelle dei paesani, le amicizie dei giovani, gli amori degli adulti, le passioncelle e le grandi passioni. Il docume...
“Il re del Carnevale era Gipin, la maschera caratteristica del Monferrato. Al termine della festa Gipin era sostituito da un fantoccio pieno di paglia, che veniva bruciato sulla piazza per purificare la comunità dai mali commessi nel corso dell’anno” (Gallo Pecca, 1987, p. 431).
“A Valdendo di San Salvatore un tempo si bruciava la vecchia, con un rituale che ricordava le antiche cerimonie di espulsione del vecchio, dell’inutile, del male, per un felice inizio del nuovo anno agricolo” (Gallo Pecca, 1987, p. 439).
“In un lontano Carnevale si era presentato un ‘bell’umore’, vestito da papa, che, cavalcando a rovescio un asinello (cioè tenendo la coda a mo’ di briglia), impartiva la benedizione con la sua grossa mano da contadino. La maschera piacque e venne ripetuta con qualche variante: il Papa, non più a ...
Nel 1987 è nata, per iniziativa di un gruppo di giovani, una manifestazione carnevalesca in cui viene ricordati un episodio storico del 1193: la nomina da parte di Arduino, vescovo di Torino, di un castellano per il Castelvecchio di Testona, per proteggere la popolazione. “Nella manifestazione ...
“La Bela Fasolera, eletta il venerdì grasso, partecipa alla sfilata notturna delle maschere, alla parata dei carri allegorici e presiede, soprattutto, alla fagiolata (fasoj grass), che viene qui chiamata celtica” (Gallo Pecca, 1987, p. 471).
“Il Carnevale si festeggia con il brendu. È questa un’antichissima usanza che non richiede attrezzature particolari: i ragazzi si travestono con vestiti reperiti in casa, si nascondono, poi improvvisamente fanno rumore per spaventare le persone, stando ben attenti a non farsi riconoscere” (Gallo ...
“Il Carnevale di Albiano segue il cerimoniale di quello d’Ivrea. C’è la Bela Mulinera (la Bella Mugnaia), vestita di bianco, col rosso frigio […]. Ci sono i ‘cit vestì da Abà’ (i bambini vestiti da Abà). C’è il Generale […], c’è lo Stato Maggiore […], e la battaglia delle arance. […] Anche qui, c...
Nei festeggiamenti carnevaleschi le maschere rappresentative della città, Biciolan o Bicciolino (caratterizzazione del medio borghese, colto ma semplice e modesto) e la Bela Majin, sono accompagnate dalle maschere rionali e di alcune istituzioni: ‘l Mulinè e la Mulinera (rione Aravecchia), Il Con...
L'inizio del Carnevale si colloca intorno al 17 gennaio. Al centro del Carnevale recettese ci sono i coscritti (in passato i giovani che avevano superato la visita di leva, oggi in generale i ragazzi intorno ai 19 anni) e la fagiolata del lunedì grasso (al lündas ad Carlué). I coscritti (o fasulà...
‘L Vej e la Veja (il vecchio e la vecchia) sono le maschere tipiche del paese: “portano in un paniere della polenta, che distribuiscono direttamente con le mani. Al termine del Carnevale viene acceso un bel falò” (Gallo Pecca, 1987, p. 168).
Durante il Carnevale avveniva il rituale del taglio della testa del tacchino. “L’animale veniva sotterrato fino al collo e dei giovani bendati, a gara, dovevano cercare di spiccargli la testa con una spada di legno. Importante a Carnevale era anche la presenza dei Tòni che recitavano, in piazza, ...
“La maschera di Berzano […] ricorda un atto di gentilezza e di indulgenza usato da un funzionario nei confronti di una comunità colpita dalla sventura. Monsù Pasqué era un esattore che riscuoteva a Berzano, per conto del Signore locale, il conte di Sambuy, le gabelle, che consistevano in prodotti...
I personaggi del Carnevale di Borgofranco, simili a quelli di Ivrea, sono la Vezzosa Mugnaia, il Generale, il Segretario, le Vivandiere, gli Ufficiali. “I tre borghi della città, Olmetto, Borgo e Cascine, distinti in ‘socie’, preparano ognuno una propria sfilata, la ‘marcia’, con una propria Mu...
I personaggi del Carnevale bruinese sono ‘l Moscon, la Moschera, accompagnati dai Moschin, i paggetti. I loro nomi derivano dal fatto che i bruinesi erano soprannominati i ‘ciapamosche’ (acchiappamosche), perché in autunno, quando il vino fermentava, il paese veniva invaso dai moscerini, attratti...
In occasione del Carnevale viene preparato un polentone. “Qui, veramente, più che la polenta conta l’intingolo che l’accompagna, preparato con tre quintali di carne di maiale, mezzo vitello e seicento uova. Il tutto annaffiato con cinquanta brente di vino. Dopo la consumazione comunitaria del pol...