Il raduno del gruppo (pertecipanti estemporanei e in numero variabile) avviene verso la mezzanotte, attraverso il passaparola, durante la festa patronale di S. Giorgio. L'azione si svolge di notte, poichè requisito fondamentale è svegliare e disturbare gli interessati. Il gruppo, costituito in ...
La tradizione contadina del 'Cantè j’euv' (cantare le uova), che annunciando la fine dell’inverno e la rinascita della natura, diventa augurio di prosperità e di pace, era in passato una vera e propria questua che giovani del paese effettuavano di cascina in cascina nel periodo quaresimale, con u...
Ogni sabato sera, durante la Quaresima, un gruppo di giovani (uno dei quali vestito da frate, con un sacco in testa e un cestino in mano), suonando la fisarmonica, il clarinetto e il basso, andava in giro per il paese suonando e quando giungeva in un cortile cominciava a cantare: "Suma partì da...
Durante l’intero periodo quaresimale, dalle Ceneri al Sabato Santo, nel paese si svolge il rituale di “ir canté j’uov”, una questua notturna “in cui i questuanti procedono di casa in casa cantando rituali strambotti. In cambio ricevono le uova ed ora anche altro, come galline, conigli, bottiglie...
Durante la Settimana Santa gruppi di ragazzi girano per il paese riproponendo l’antico rituale di “canté j euv”, il canto propiziatorio. che nelle campagne celebrava il ritorno della primavera e la imminente festività della Pasqua, con il suo simbolo augurale rappresentato dall'uovo.
“La consapevolezza di vivere un momento di abbandono delle attività cerimoniali tradizionali spinse in quello stesso anno [1994] un gruppo di amici a riprenderne una trascurata da ormai un ventennio: la questua delle uova, che fu ricomposta in base ai ricordi degli anziani e di alcuni membri del ...
“Prima degli anni ’30 anche qui a San Donato, c’erano dei gruppi di giovani che, nelle notti di quaresima, giravano di cascina in cascina per cantare la questua delle uova. Uno di loro si travestiva da frate e si portava dietro un cesto di rami di salice per raccogliere uova e altri doni” (Bosca,...
Nel paese “la questua delle uova non è mai stata interrotta e, nel pieno rispetto della tradizione, solo il venerdì e il sabato prima di Pasqua il gruppo di cantori girovaga per cascine e case del paese. Si registrano però alcuni cambiamenti che riguardano, fatto non irrilevante, no la struttura ...
Nella frazione Castel San Pietro viene riproposta, la quinta domenica di Quaresima, l’antica tradizione di ‘Canta j euv’, che nelel campagne celebrava il ritorno della primavera. Dalle ore 16.30 la brigata percorre le vie del paese, fermandosi di porta in porta a suonare e cantare qualche strofa ...
I giovani monesigliesi, nel periodo invernale, praticavano il rituale del ‘canté j’euv’ (cantar le uova), dettagliatamente descritto da Augusto Monti nel romanzo ‘I Sanssôssí”: "D'inverno cantar le ova, d'estate sfide al pallone o gare di ‘tela’ e in mezzo, Carnevale: la vicenda era quella. ...
“Sul finire della Quaresima e durante la Settimana Santa era usanza nelle nostre campagne formare brigate di giovani, guidate da uno di essi vestito da frate […], che portava un cesto (na cavagna) per raccogliere le offerte. Alla sera andavano in giro, di cascina in cascina, a porgere gli auguri ...
Sino intorno al 1950 durante la quaresima un gruppo di giovani andava in giro di cascina in cascina a cantar le uova. Il canto iniziava con questa strofa: O dene, dene d’j oeuv Ma dl’la galin-a bianca I vostri ausin an sido Che chila l’è mai stanca Questa antica consuetudine contadina, le...
La manifestazione è condotta da un gruppo spontaneo di persone residenti nella zona di Cassinelle. Il gruppo, costituito da venti, venticinque cittadini, ha lo scopo, innanzitutto, di restituire questo rituale tradizionale, favorendo forme di aggregazione e socializzazione. Per tale motivo, nel 2...
“Il maggio era cantato da ragazze, di solito molto giovani (dodici-quattordici anni), a gruppi di tre. Esse indossavano abiti primaverili dai colori vivaci (rosa, azzurri, bianchi); la sposa di maggio, quella di centro, portava un cappellino in testa, un paio di guanti, una borsa ed un rametto d...
Il 1° maggio le bambine fino all’età di circa 13 anni andavano in giro, a tre a tre, per le case del paese ad annunciare l’arrivo della primavera; quella in mezzo, che rappresentava la sposa, portava anelli e braccialetti e reggeva un pino addobbato con fiori e nastri e in cima una bambolina. Le ...
L’inizio della primavera veniva festeggiato dai giovani, che per l’occasione adornavano un grosso ramo di pino con nastri multicolori, fiori e pupazzi. Il gruppo andava in giro per il paese con il pino, portato “dalla più prestante delle fanciulle” (Brosio, 1961, p. 30), fermandosi sotto i balc...
Il 1° maggio tre ragazze, una delle quali vestita da sposa, andavano in giro, portando un pino addobbato con ciondoli di carta e una bambola in punta, ad annunciare l’arrivo della primavera; cantavano “Bin ven-a magg, bin staga magg, bin ritorna ‘l mes di magg….” (Benaduce, De Benedetti, Morteo,...
Il 1° maggio gruppi formati da tre ragazze di 12-14 anni, vestite con un abito estivo da festa, andavano in giro per il paese: “una portava l’alberello coi nastri di carta colorata e una bambolina in cima, l’altra il canestro con le uova, la borsetta per i soldi e cantavano” (Benaduce, De Benedet...
Il primo maggio gruppetti di bambine, dall’alba, giravano di cascina in cascina con un ramo di biancospino cantando: Ben venì magg, venì maggio fin ch’i turna ‘l meiz di magg! “La gente offriva uova, nocciole, quel poco che poteva per questa rituale questua beneaugurate” (Castelli, Ghez...
Il 1° maggio, sino all’inizio degli anni Settanta le ragazze andavano in giro per il paese portando un “alberello con una bambola di stoffa ornata di nastri e rami di foglie. Cantavano la solita canzone e chiedevano uova e soldi” (Benaduce, De Benedetti, Morteo, 1981, p. 89). Il canto, nel diale...