Rocco Maniglio, classe 1958, arriva a Rivalta nel 1978, a 19 anni, dal Salento dove lavorava come aiuto cuoco e dove le sue idee politiche non “combaciavano” con quelle della maggior parte dei suoi compaesani.Quasi subito entra in “lastratura” in FIAT di Rivalta. Racconta del suo impegno, dal 198...
Arredi sacri, paramenti liturgici, ex voto.
La "bollonara" è un tipo di pesca che veniva praticata in passato: è una pesca a tinche di grandi dimensioni. Si chiama così perché la "bollonara" (le bolle visibili in superficie prodotte dai pesci sul fondale) è il segnale che il pescatore deve cercare con gli occhi nel lago per individuare i p...
Un contadino alza la falce verso il cielo in direzione delle nuvole assiepate nel cielo. Con tono deciso recita una formula: “Nuvola, nuvola scura, che sei venuta a fare?! Vattene al bosco, vattene lontano. Ristuccia, ristuccia. Vattene in quelle parti scure dove non canta il gallo e non venga za...
La spatola presenta il manico uncinato su cui poggia una lista a sezione ovale sormontata da un gallo a doppia testa. Anche il manico ha la sezione ovale
Il giorno della festa di san Giacomo, alcuni anni fa, si svolgeva una gara caratteristica. Scelto un pendio in un prato vi si scavava un buco, dentro al quale si metteva un galletto, regalato da uno degli abitanti del paese, in modo che non potesse muoversi. La tassa d'iscrizione di L. 0,10 si ve...
"Taglio del collo a un povero gallo semi sotterrato - fine di Carnevale" (Milano, 2005, p. 113). "Un'altra barbara usanza è questa. L'ultimo giorno di carnevale i giovani buontemponi acquistano un gallo. Scelgono un piazzale ampio e nel mezzo scavano una buca, nella quale sotterrano il povero ...
Nel paese nel periodo carnevalesco avveniva “la decapitazione del gallo. È questo un antico esorcismo: si sacrifica il capo come espiazione delle colpe della comunità e buon auspicio per una felice ripresa della vita dei campi, dopo la paralisi invernale” (Gallo Pecca, 1987, p. 336).
Durante il Carnevale “tre galli venivano interrati, ma la testa era tenuta fuori sostenuta da una forcella di legno. Si bendavano gli occhi, si contavano venti passi, in seguito il concorrente armato di una sciabola doveva colpire il povero animale. Si ci riusciva era nominato ‘galletto della fra...
Nella frazione Tina vi era l’usanza “negli ultimi giorni di Carrnevale, di tagliare la testa a un gallo o meglio ad un pollo d’India, costume antico, ma un po’ barbaro. Il povero volatile si appende vivo per le gambe ad un corda che attraversa la via principale; ed i giovani passano sotto di gran...
Nella frazione Arro, durante il Carnevale “ad un palo, legavano, con la testa in basso, un gallo ucciso o un tacchino. Quelli che partecipavano al gioco, bendati, dovevano colpirlo con un bastone dopo che per disorientarli si facevano girare parecchie volte su se stessi. Se ce la facevano, il gal...
Il tappo è intagliato a forma di gallo molto stilizzato con coda molto lunga. Il volatile poggia su due elementi schiacciati posti su una sfera e su un tronco di cono rovesciato