La sera dell’ultimo giorno dell’anno “sulla piazza della chiesa e sulle colline circostanti accendevano delle meie di stoppie, felci, sormontate da cespugli di ginepro […] attorno a cui i ragazzi giravano cantando” (Scarzella, Scarzella, 1983, p. 68).
“I preparativi per festeggiare il capodanno, iniziavano il giorno di San Silvestro. Alcuni giovani di ogni borgata, giravano di casa in casa con una ‘suvera’ (attrezzo per portare la paglia a forma di larga scala), chiedendo fascine, ‘merias (steli del granoturco) ed altro materiale da bruciare....
L’ultimo giorno dell’anno “arde il falò formato di fascine raccolte nel mese precedente. In cima alla pira un pupazzo raffigura l’anno vecchio che deve essere bruciato. Durante il rogo, vengono distribuite bevande e intonati canti natalizi. Contemporaneamente, sulle locali piste da sci si snoda...
A Capodanno “i giovanotti che volevano ingraziarsi le ragazze, si presentavano alla loro porta a fare gli auguri, in modo rumoroso e coreografico, come di una danza, e questa usanza era detta ‘donnà les oubaddas’ “(AA.VV., 1983, p. 46)
Un tempo i diciottenni festeggianavo la leva a capodanno, con un veglione danzante nel salone comunale. Era consuetudine che i ragazzi offrissero la cena alle ragazze; queste ultime ricambiavano, regalanso ai maschi un foulard con ricamata l'anno della leva. I coscritti festeggiavano nuovamente,...
Nella frazione Marcorengo la festa della leva si svolgeva tra Capodanno e l’Epifania. “I giovani dopo la messa grande andavano a pranzo all’osteria e poi accompagnati dalla banda musicale (la ‘musica’) oppure solo da qualche suonatore andavano a fare festa e baccano su e giù per il paese” (Ferro,...
A Capodanno i bambini andavano in giro per il paese a chiedere la strenna e ricevevano in dono dolci a forma di pupazzo preparati con la pasta del pane, (cfr. Maiocco, s.d., p. 195).
La mattina di Capodanno i ragazzi del paese passavano di casa in casa augurando buon anno e cantava il ritornello “Bundì bundì a vui, denni in po’ da stren’a a nui” (Scarzella, Scarzella, 1983, p. 68). In cambio ricevevano frutta secca o, più raramente, qualche moneta.
I ragazzi del paese la mattina di Capodanno passavano da una casa all’altra per augurare buon anno e chiedere qualche dono, ricevendo solitamente marroni o nocciole, più raramente monete. Nell’occasione cantavano: “Bundì bindì bun ann, denni la stren- a par tutt l’ann, demne una due, demme cent...
A Capodanno quando i bambini passavano nelle case a chiedere la strenna veniva loro dato “un grosso torcetto in cui era incastonato un uovo” (Benaduce, De Benedetti, Morteo, 1981, p. 221).
A Capodanno i bambini giravano di casa in casa a chiedere la strenna e cantavano: “Bon dì, bon d’, de ‘na stren-a a mi L’an è neuv, deme ‘n colomb” ((Benaduce, De Benedetti, Morteo, 1981, p. 221). Ai bambini venivano offerti “dei soldi un arancio, delle mele, delle nocciole” (Benaduce, De B...
Il giorno di Capodanno i bambini si recano di casa in casa, questuando e “dicevano ‘Bon ann, bon ann, a n’à donà dë strèina?’ (Buon anno, buon anno, avete da donarmi la strenna)” (Bosio, Tosin, 2005, p. 71). Dato che nella zona “i castagni faticavano a crescere e non fruttificavano più, al posto ...
A Capodanno nella frazione Chiandusseglio i bambini andavano di casa in casa a chiedere la strenna e recitavano la filastrocca, di cui esistono versioni più recenti in piemontese e non più in ‘patois’, come: ‘Bon dì, bon dì, bon ann: demi la streina dë l prim dì dl’ann’ (Buongiorno, buon giorno, ...
Nella frazione Marcorengo (comune autonomo fino al 1928) a Capodanno i bambini “appena alzati correvano dai vicini o dai nonni a chiedere la strenna e, bussando alle porte, gridava ad alta voce: ‘Bundì, bundì, dene la strena a mi’. Le donne che già lo sapevano aprivano e donavano loro noci, nocci...
Il giorno di Capodanno i bambini si recano in gruppo, di casa in casa, a fare gli auguri e ricevono in cambio la “strina” (strenna), costituita in genere la dolci.
A capodanno i bambini e i ragazzi si recavano in ogni casa del borgo a portare il saluto e l’augurio del nuovo anno, recitando la “Bun dì, buna n, dene la stren’a, c’à l’è el prim dì d’lan” (buon giorno, buon anno, offriteci la strenna che è il primo giorno dell’anno) “Le famiglie, al mattino, ...
Il giorno di Capodanno vi era la consuetudine delle “strenne, che i ragazzi chiedevano andando a cantare di casa in casa (ra stren-a). […] Le comitive di ragazzi giravano cantando: Bun di, buna n Cha en deija ra stren-a Chë arè ‘r prim di dr’ an… Buondi, buon anno – mi dia la strenna – che è ...
“Il giorno di capodanno i bambini, con una borsetta di stoffa, passavano di casa in casa a chiedere la strenna. Ricevevano noci, nocciole, focaccie a forma di galletti e di bambole o le oblate” (Brandone, 1984, p. 139). Durante la questua veniva cantata la filastrocca: Bundì, bundì deme la str...
La mattina di Capodanno i bambini giravano per le case, a chiedere la strenna: gli davano noci, ‘biscoeuc’ (castagne che si compravano già cotte, ancora con la buccia), ‘busije’ (cfr. Benaduce, De Benedetti, Morteo, 1981, p. 223).
I maccarónᵉ cchᵉ la mᵉddéhᵉ [mac:aronə cchə məd:ehə] è un piatto appartenente alla tradizione culinaria di Pietragalla un piccolo paese della provincia di Potenza caratterizzato dalla presenza dei palmenti e dall’appartenenza del dialetto locale ai dialetti gallo-italici (liguro-piemontese). Gli ...