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Preparazione delle "seadas" sarde
L'esecutrice fa preparare alla figlia 12 uova di campagna, un chilo di farina, un pizzico di sale e due cucchiai di strutto da mescolare insieme nella planetaria. Una volta che l'impasto è sufficientemente omogeneo, la figlia lo tira fuori dalla macchina impastatrice e lo lavora con le mani sul tavolo di marmo, con movimenti ripetuti di pressione in avanti. In questa circostanza per amalgamare gli ingredienti è stata utilizzata la planetaria, ma di solito viene fatto tutto a mano perché viene meglio. La figlia passa quindi l'impasto alla madre, che lo lavora con maggiore energia e metodicità e aggiunge un po' di strutto, fatto da lei stessa in casa. L'esecutrice ci tiene a far notare che quello che fanno le mani non riesce a farlo nessuna impastatrice perchè il calore e la modalità di lavorazione delle mani sono diverse: lei, poi, ha "le mani calde" e questo è perfetto per lavorare la pasta. Quando considera che l'impasto sia pronto, gli disegna una croce sul dorso e lo lascia riposare, coprendolo con un panno. Terminata questa fase, lo fa passare più volte nella macchina che stende la pasta: ogni volta lo piega su se stesso e lo passa nella macchina fino a ottenere una striscia rettangolare di pasta liscia, perfettamente piana e sottile al punto giusto. Sulla striscia pone tre fette circolari di formaggio di pecora prodotto dalla famiglia e cosparso di limone grattugiato, sulle fette poggia quindi un'altra striscia di pasta, con la rotella tagliapasta passa attorno al formaggio, dando così la caratteristica forma alla "seada". L'esecutrice commenta che lei non è brava a decorare i bordi ma che è da queste imperfezioni che si vede che le "seadas" sono fatte a mano. Infine versa l'olio di oliva in una pentola e le frigge, poi le cosparge di zucchero oppure di miele.