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Preparazione dei "papassini" sardi

L'esecutrice mette nella planetaria 5 uova intere e 400 grammi di zucchero e le fa sbattere con le fruste. Intanto prepara 2 etti di strutto, il limone grattugiato, una bustina di lievito per dolci, la farina, l'uvetta e un po' di noci. Per la preparazione è necessario anche un cucchiaino di ammoniaca, da far sciogliere nel latte caldo, in modo che i "papassini" lievitino meglio. Alle uova sbattute con lo zucchero vengono quindi uniti lo strutto, le noci e l'uvetta. La madre aggiunge a occhio un po' di farina, la bustina di lievito, il limone grattugiato e li frulla insieme. Unisce poi all'impasto il latte gonfiato con l'ammoniaca, il cui odore si sentirà durante la cottura e indicherà che i "papassini" si stanno cuocendo. Mescola l'intero impasto con un cucchiaio, a mano, spiegando che le mani sono sempre più veloci nel preparare i dolci. La figlia, di tanto in tanto, aggiunge della farina; quando l'impasto è terminato, la madre lo poggia sul tavolo di marmo e lo lavora con le mani con movimenti ripetuti e precisi, fino a ottenere un impasto morbido, uniforme e sufficientemente elastico. Col coltello disegna una croce sulla parte superiore e poi passa a tagliarlo in parti uguali, parti che vengono lavorate con le mani in forme affusolate e lunghe, e quindi a loro volta tagliate a forma di rombo, immergendo a ogni taglio il coltello nella farina. I pezzi tagliati vengono posti nella teglia sopra la carta da forno, a certa distanza l'uno dall'altro per permettere loro di lievitare bene, e infine infornati. L'esecutrice spiega che i "papassini" devono essere di una certa grandezza e cosparsi alla fine di glassa e palline di zucchero colorato.

Osservazioni
L'esecutrice spiega che questi dolci vengono fatti tutto l'anno a casa sua, ma che dalla ricetta tradizionale toglie l'uvetta e le noci perchè in casa non sono gradite. Poi racconta che per il giorno dei morti è tradizione farli e regalarli ai fratelli, un vassoio ciascuno, ricoperti di glassa e palline di zucchero colorato: i papassini vengono cucinati alla perfezione per quell'occasione. Si tratta comunque di dolci che vengono cucinati sempre e che senza uvetta e noci diventano biscotti da colazione. Questa ricetta lei l'ha imparata dalla madre in Sardegna e quando è arrivata a Roma - aveva 21 anni - c'era sua cognata più grande che li faceva e così insieme hanno continuato a portare avanti le loro abitudini. Una donna farnesana, sposata con un sardo suo parente, ha preso anche lei l'abitudine di cucinare regolarmente i papassini. Molte preparazioni derivate dalla tradizione gastronomica sarda legata alla pastorizia vengono preparate durante la Sagra della Pastorizia. La sagra è organizzata dal giovane figlio della famiglia intervistata, allevatore di origine sarda che risiede con la famiglia nel territorio di Farnese da diversi decenni. La comunità sarda è molto numerosa a Farnese e ben integrata con attività legate soprattutto al campo dell'allevamento degli ovini. Il menù della sagra include anche numerosi piatti della tradizione farnesana e ad essa infatti partecipano nell'organizzazione numerosi uomini e donne farnesani (spesso imparentati con i membri della comunità sarda). I piatti della tradizione farnesana ad essere preparati nella sagra sono: l'acquacotta, le pizzette fritte e il cinghiale a bujone, mentre della tradizione sarda, oltre alla pecora bollita, viene preparato anche il porceddu arrosto. La carne delle pecore proviene dall'allevamento dell'organizzatore della sagra ed è offerto dalla sua famiglia. La famiglia degli esecutori è una delle numerose famiglie emigrate dalla Sardegna (Nuoro) negli anni '50-60 in territorio viterbese-farnesano. Sono emigrati come pastori e oggi molti di loro, inclusa la famiglia in questione, sono allevatori di pecore della zona e produttori di formaggio. La capanna a Farnese era quadrata, mentre in Sardegna era a cono. Altri attrezzi presenti sono il somaro, un attrezzo di legno che nella capanna serviva in mancanza del bruciatore per attaccare il parolo, cioè la pentola sul fuoco, che in sardo si dice su lapiolu.
Farnese (VT), Italia
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