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Tecniche tradizionali di pesca nel lago di Bolsena: "mettere l'artavello ceco" (o "artavellone") per la pesca dei "lattarini"

L'"artavello" viene caricato nella barca dalla poppa. A essere caricato per primo è "il sasso del codio" ("scojo"), al quale è legato l'"artavello", con il suo galleggiante. Prima di caricare l'"artavello", che generalmente è appeso per essere asciugato, i pescatori controllano se ha dei buchi o è sporco di frasche o di residui di uova di "lattarino" secche, perché se l'"artavello" si bagna risulta più difficile pulirlo. La pulizia dell'"artavello" a terra viene fatta in genere con la sabbia, che è efficace per la pulizia. Per caricarlo l'"artavello" viene ripiegato dal "codio" (la parte più stretta e chiusa con una corda) perché il "codio" va in acqua per ultimo. Via via viene poi ripiegato il resto della rete dai cerchi più piccoli a quelli più grandi. Per tenerE fermo e tirato l'"artavello" vengono usati quattro sassi ("scoji"), in modo che la corrente non lo porti via: uno per il "codio", due per le "ali", uno per la "longarina". A ciascuno "scojo" è legato un galleggiante. Prima di caricare l'"artavello" e dopo aver caricato il sasso, il pescatore lega la corda del sasso al "codio" usando il "nodo del porco". Poi viene legato (chiuso) il "codio" con una legatura personale, in modo da poter riconoscere eventuali furti ("perché noi pescatori siamo come banditi"). Vengono poi caricati tutti i "bocchetti" con i "cerchi", il "boccolare" e le "ali", che vengono messe alla destra e alla sinistra della poppa. Il "boccolare" va caricato nella giusta posizione, cioè con la parte "armata" (piombata) in basso perché andrà in basso nell'acqua e la parte con i galleggianti in alto perché è la parte della rete che va in superficie. Per ultima viene caricata in barca la "longarina", che viene immessa e fissata per prima in acqua. Prima di essere caricata, la "longarina" viene legata al "boccolare" in due diversi punti, nella parte superiore e inferiore di questo. Anche in questo caso il pescatore effettua delle legature personali. Tutte queste operazioni richiedono una spiccata manualità e gestualità tecnica. Infine vengono caricati gli altri tre "scoji". Poiché l'"artavello" occupa tutta la poppa, il pescatore non usa un timone tradizionale in ferro, ma usa un remo laterale come timone. Una volta arrivato con la barca nel luogo dove l'"artavello" viene messo in acqua (il "lavannaro"), il pescatore si avvicina con la barca alla riva. Qui recupera il sasso lasciato in precedenza con un "suro" (galleggiante da segnale) e lo lega all'estremità della "longarina". Una volta legato il sasso alla "longarina", il pescatore mette il motore al minimo; navigando a retromarcia e aiutandosi con il remo come timone, inizia a mettere in acqua la "longarina", che è lunga circa 30 metri, allontanandosi lentamente dalla riva in senso verticale rispetto a questa. Dopo la "longarina" vengono "buttate" (lanciate in acqua a distanza dalla barca) le "ali" destra e sinistra. Viene poi messo in acqua il "boccolare" e via via i "cerchi" dal più grande fino al "codio". Dopo aver messo in acqua anche il "codio", il pescatore prende la corda che tiene legato il "codio" al sasso e lo "tiene in tiro" in modo da poter allineare tutto l'"artavello" in verticale rispetto alla riva. Per potenziare il tiraggio, il pescatore accelera la velocità del motore e manda indietro la barca tenendo per qualche secondo la corda del sasso (che rimane sospeso nel vuoto) con lo stivale in modo da tirare ancora di più la rete. Quando è ben tirata il pescatore butta in acqua il "sasso del codio" ma continua a tirare a mano e con forza la corda che tiene il sasso e la boa, fino a quando non lascia definitivamente la corda e il galleggiante si allontana dalla barca. Va poi a recuperare le "ali" laterali, recuperandone le estremità e legandole ciascuna ad un sasso. Una volta legato il sasso all'estremità dell'"ala" il pescatore si "allarga" con la barca in modo che l'"ala" si possa "aprire" e posizionarsi nella giusta direzione; dopodichè butta in acqua il sasso continuando a tirare la corda in modo che l'"ala" possa posizionarsi nel modo giusto. Alla fine il pescatore butta in acqua la boa di segnalazione. La stessa operazione la compie per la seconda "ala".

Osservazioni
Proibita in passato, la pesca dei lattarini con l'artavello ceco (a Bolsena artavellone, a Marta martavello) oggi è consentita nel Lago di Bolsena solo dal 15 aprile alla fine di giugno. Viene proibita nei mesi successivi perché in quella data ha inizio la stagione balneare e l'artavello può essere pericoloso sia per la balneazione che per la navigazione in quanto affiora a pelo d'acqua. A ogni pescatore la provincia di Viterbo permette di utilizzare nei mesi consentiti solo due artavelli, che devono essere registrati e bollati dalle autorità competenti. La fabbricazione dell'artavello viene fatta oggi da alcuni pescatori provenienti soprattutto da Marta. Si tratta di una rete da pesca molto complessa, che richiede grandi capacità tecniche per poterla mettere in acqua. Per poter pescare, infatti, l'artavello deve essere ben steso in acqua, con le due ali laterali, il boccolare, la longarina e i diversi bocchetti, ben tirati, a partire dalla riva dove viene fissata la longarina con un sasso fino al sasso finale delimitato e segnalato con un galleggiante. L'artavello viene messo in acqua in genere nel tardo pomeriggio e la mattina dopo, all'alba, viene scodiato (viene aperto il codio, l'estremità della rete conica) per poter fare uscire i pesci. Viene scodiato la mattina presto perché altrimenti i lattarini, che sono pesci delicati, si rovinerebbero rimanendo a lungo nella rete. Se non è sporco per la fanghiglia e la vegetazione del lago, l'artavello viene rimesso in acqua subito dopo averlo scodiato; altrimenti viene sciacquato, o portato a terra, lavato e fatto asciugare steso al sole, per poi essere rimesso in acqua. Non sono infrequenti episodi di furto degli artavelli o del pesce in esso contenuto, tra pescatori, furti che a volte danno luogo ad aspri conflitti. La grandezza di un artavello viene calcolata dal numero di maglie del boccolare, che di media è 5000 maglie, ma può anche arrivare a 6000-6500 maglie. Per le operazioni di legatura del codio e dei sassi i pescatori usano nodi particolari, spesso legature personali che, oltre ad assicurare l'efficacia della rete, rappresentano dei segnali contro eventuali furti o manipolazioni dell'artavello da parte di altri pescatori. Per scodiare l'artavello infatti, cioè per aprire il codio, cioè la rete dalla parte finale e prendere il pesce, è necessario aprire un nodo fatto in precedenza. Dal tipo di nodo che il pescatore trova quando va a scodiare capirà se il suo artavello è stato manipolato in modo fraudolento o meno da altri pescatori. Anche sulla scelta dei luoghi dove mette l'artavello si generano a volte conflitti tra pescatori. In linea di massima ciascun pescatore sceglie il suo posto, ma a volte, visto che la stagione dell'artavello ceco dura pochi mesi, si generano conflitti sull'occupazione degli spazi. L'artavello viene caricato dalla poppa se il pescatore è solo, visto che mentre mette la rete deve anche guidare la barca e il motore. Quando si è in due l'artavello invece viene caricato a punta, in modo che uno dei due mette e l'altro guida la barca.
Montefiascone (VT), Italia
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