I giovani monesigliesi, nel periodo invernale, praticavano il rituale del ‘canté j’euv’ (cantar le uova), dettagliatamente descritto da Augusto Monti nel romanzo ‘I Sanssôssí”: "D'inverno cantar le ova, d'estate sfide al pallone o gare di ‘tela’ e in mezzo, Carnevale: la vicenda era quella. ...
Canto a tenore has developed within the pastoral culture of Sardinia. It represents a form of polyphonic singing performed by a group of four men using four different voices called bassu, contra, boche and mesu boche. One of its characteristics is the deep and guttural timbre of the bassu and con...
"I ragazzi giravano a gruppi di tre recando a turno una rozza croce di legno. Normalmente si inginocchiavano a cantare sull'aia /.../ A un certo punto della notte cominciavamo a sentir un canto nel cortile. Ma un canto tutto particolare, un canto non dolce, non allegro, un canto duro, nella notte...
"A Mongardino si cantano le uova per tutta la Quaresima, di solito nelle serate di venerdì, sabato e domenica, per adeguarsi agli attuali, più rigidi, ritmi lavorativi /.../; il periodo è ampio per poter visitare tutte le famiglie /.../. Una caratteristica del gruppo dei questuanti di Mongardino ...
"Già prima del gran giorno (Pasqua), si hanno tradizioni curiose, una delle quali è la 'raccolta delle uova', che si fa ancora tutt'oggi in qualche villaggio delle Langhe, per es. a Castiglion Tinella: brigate di giovani, allegre e chiassose, vanno in giro durante la notte per le case con uno di ...
Carlo Angelini, detto Il Carlón, nasce ad Ozzano nel 1939. Impara ad andare a tartufi intorno ai 18 anni ma smette quando si sposa e si trasferisce in città per lavoro. Riprenderà quando ritorna a vivere in campagna e ad oggi coltiva un appezzamento di piante da tartufi con il fratello e il cugin...
Carlo Cavarero, classe 1943, ripercorre la sua vita vissuta in Langa da coltivatore diretto e non solo, quando per arrotondare ci si dovevano inventare anche altri mestieri. Il profondo attaccamento a questa terra, in particolare alla vite, gli fanno superare i sacrifici di un inizio da mezz...
Carmen Perret racconta il pellegrinaggio al santuario di San Besso effettuato a partire dalla comunità di Cogne, in Valle d’Aosta. Il pellegrinaggio dei ‘cogneins’ ha inizio il mattino del 9 agosto, dura diverse ore e comporta il passaggio di tre colli. Giunti al santuario i pellegrini di Cogne e...
"A carnevale, negli ultimi trenta giorni, i giovanotti /.../ si vestono con gli indumenti più svariati, vecchie zimarre, sottane, cuffie da notte e fanno le cosidette 'mascherade'. Due tra questi buontemponi costituiscono la coppia degli sposini, due altri quella dei vecchi, uno rappresenta il do...
I festeggiamenti iniziano l’ultimo sabato di Carnevale con la sfilata notturna dei carri allegorici. Dopo la presentazione delle maschere durante il pomeriggio, alle ore 21 parte la sfilata da piazza Vittorio Veneto e si snoda da piazza Roma, via Buniva, via Monte Grappa, via dei Mille, via Clem...
1. A Volvera, paese situato alla periferia della metropoli torinese, il tempo della trasgressione carnevalesca iniziava, come in molte altre località, il giorno dopo l'Epifania. In quella data si dava inizio ad un lungo periodo caratterizzato dalla presenza di due maschere animali: l'orso e la ca...
L’ultima domenica di carnevale, attorno alle ore 10 inizia la distribuzione dei ‘tortiou’ (frittelle). Un carro, sul quale è installata una cucina per preparare le frittelle, trainato da un trattore percorre le strade del paese. Ad ogni fermata vengono distribuite alle famiglie le frittelle in c...
A Vastapaglia il rituale carnevalesco iniziava la domenica precedente il martedì grasso con le questue eseguite dai maschi (bambini e adulti) alla sera nelle case della frazione e della vicina borgata Tani. Con il ricavato delle questue si organizzava la festa, alla quale veniva invitato qualcuno...
Recentemente è stata trovata a Cunico la presenza di una figura vegetale: "Un orso carnevalesco rivestito di foglie di granoturco inumidite e opportunamente arricciate con la stessa tecnica con cui si ottengono i riccioli di burro e gli gnocchi a partire dall'impasto di patate. Un'arricciatura ch...
"C'era la tradizione di vestire un uomo da orso che traversava le vie durante la notte camminando a quattro zampe, con una pelle d'orso addosso. Era accompagnato da mezzo Pollenzo. Andava da una cascina all'altra e gli davano da bere e da mangiare" (Casale, 1994, p. 255).
Per quanto riguarda il Carnevale della tradizione sono numerose le azioni che vengono ricordate: - cantare la Martina: all'interno del paese di fomavano delle comitive che attraveravano le vie bussando di porta in porta e rivolgendo la frase rituale "Cantè Martina". Se i residenti della casa r...
Nella frazione Mugarone, in occasione del Carnevale, a fine Ottocento, veniva recitata in piazza la bosinata “da un tale emigrato poi in Argentina: metteva bonariamente alla berina certe persone e certi fatti di cronaca locale” (Castelli, 1999, p. 162). Negli anni Trenta del Novecento i festeg...
La festa di Carnevale, che ha origini antiche, si svolge attualmente in piena quaresima. Il venerdì sera avviene la presentazione e investitura delle maschere locali, Lolu e Lola, del Generale, delle damigelle e delle fasolere; la cerimonia è rallegrata dall’esibizione della banda musicale. Sab...
Il Carnevale è documenta già nel 1569 e nel 1795 (Ramella, 1993, p. 235, 144) e “ricorda le antiche origini dle paese, proponendo come personaggi il Console e la Domina. Ai due personaggi, vestiti in costume romano, fanno ala i Centurioni e le Damigelle” (Ramella, 1996, p. 479). Oggi i festeggia...
Sino all’inizio del Novecento durante uno degli ultimi giorni di carnevale c’era l’usanza di tagliare la testa al tacchino (‘biru’): “Ciò accadeva nel ‘prà dal pus’ verso il ‘navili’ (canale Gazelli). Il tacchino legato alle gambe, veniva messo in una buca, da cui uscivano solo la testa e il coll...