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Poesia popolare sulla vita travagliata del pescatore

Omo che pjie moje te ne pente // sei segnato sul libro de le guai // gode tre giorni poi triboli sempre // Mettete il basto che la soma ll'hai //. Le donne so' di razza mal creata // non sanno fa' l'affari de famijia // Quello che il padre produce all'istate // la moje sciupa tutto co' la fija //. E nun je 'mporta se l'uomo sbadiglia // Questa è la storia del povero
pescatore // che quanno non pesca gnente je piange sempre el core// Come la storia del povero ortolano // che quando piove troppo è tutto il giorno strano //. Questa è la vita che viene e va // Ma l'omo sempre dolore avrà.

Osservazioni
Poesia (e canto) popolare sulla vita travagliata del pescatore, che in passato il nonno cantava al nipote, quando questo confidava al nonno l'intenzione di volersi sposare. Veniva cantata spesso al lago dai pescatori in barca, sia sul versante bolsenese che in quello martano. E' una poesia chiaramente misogina, descritte come incapaci di gestire la famiglia, sperperatrici di risorse e di beni guadagnati con fatica dall'uomo. In questa esecuzione il brano non viene cantato ma recitato dall'informatore.
Bolsena (VT), Italia
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