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Lucio Tomalino

Lucio Tomalino, classe 1926, racconta in questa testimonianza di come fosse cresciuto in una famiglia antifascista (lo zio era amico di Ferruccio Parri). Visse il periodo bellico parte ad Alba, dove era studente all’Istituto Enologico, parte a Monfallito (frazione di Castello d’Annone), dove era sfollato.L’ingresso di Tomalino in una formazione partigiana risale a fine maggio/inizio giugno 1944, la scelta fu presa seguendo l’esempio di un suo amico, il tenente Amelio Novello “Marini” (II Divisione Langhe). Ricorda numerosi fatti e situazioni, fra cui il ruolo svolto da mons. Umberto Rossi, vescovo di Asti, nella mediazione con i tedeschi. Fra le sensazioni maturate nel corso della propria esperienza Tomalino racconta come nelle zone dove più era stata intensa la presenza e l’azione dei partigiani, più forte e solidale era il rapporto con essi da parte della popolazione locale, viceversa il rapporto era meno stretto nella popolazione delle zone che avevano visto una minor presenza di partigiani.Il padre di Tomalino, insieme ai genitori di altri quattro partigiani furono fermati in seguito ad un rastrellamento avvenuto a Castello d’Annone. Riconosciuti come padri di partigiani furono ricattati: o la consegna dei figli partigiani, o l’invio ai campi di concentramento: Tomalino e i suoi compagni, per non far ricadere sui genitori l’autonoma e libera scelta di aderire al movimento partigiano, si consegnarono ai repubblichini della San Marco: il racconto si sofferma sulla figura di un tenente che ne riconobbe il coraggio e li difese dalle percosse dei militi fascisti.La testimonianza si chiude con il ricordo personale di quanto avvenuto durante il grande rastrellamento del 2 dicembre 1944. 

Asti (AT), IT
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