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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

La Lachera

La Lachera è una festa del tempo di carnevale, le cui origini leggendarie la fanno risalire a “una rivolta popolare contro il feudatario che esercitava lo jus primae noctis sulle spose dei suoi sudditi: di qui la festosa rievocazione, mediante un corteo nuziale mascherato, della vittoriosa affermazione del popolo contro le inique pretese del castellano.[...] Il gruppo, interamente maschile anche per le parti femminili, era costituito da Sposo e Sposa, Damigella, due Guerrieri o Zuavi armati di spada, due Laché vestiti di bianco con alti copricapi mitraformi adorni di nastri multicolori, quattro Trappolini con la frusta, quattro Mulattieri in costume da carrettieri monferrini, un Buffone o Bebè in vesti femminili, con grottesca cuffia orecchiuta. Accanto a questi personaggi, due o tre musicanti (violino, clarinetto, chitarra o mandolino) per accompagnare le danze di rito, consistenti nella Lachera in movimento e nei due ‘balli rotondi’ della Giga e del Calisun, eseguiti durante le soste. La Lachera tradizionale, infatti, era una mascherata di soli uomini inserita all'interno di un rituale di questua itinerante: due elementi questi (maschilismo e questua), che sembrano caratterizzare gran parte dei Carnevali popolari di impronta contadina. Giravano per il paese, poi giravano per le cascine, al mattino, al giorno di giovedì grasso, [...] davano tutti qualche cosa. Chi [...] dava un pollo, chi [...] dava un coniglio, chi [...] dava un salame, due bottiglie di vino... Partecipavano tutti per questa Lachera. Che poi la sera, quando arrivavano, cominciavano a far un po' di festa, poi si faceva cuocere qualcosa, la mangiavano e poi ballavano [...]. Un corteo nuziale in costume che attraversa tutto il paese e il concentrico campestre, toccando cascine e frazioni del circondario. Una mascherata festosa, piena di colori (fiori finti, nastri, scialli, ori) e di rumori e di suoni (schiocchi di frusta, campanelli e sonagli, musiche gaie e frizzanti) che attraversa la campagna addormentata sotto la neve, seguita da frotte di ragazzi vocianti e che in ogni cascina viene accolta con gioia e grande generosità. Appare subito chiara la natura di rito propiziatorio della fertilità di questa festa popolare calendariale: questua di fine inverno e d'inizio di stagione, intesa a suscitare e ri-suscitare la forza germinativa della natura con l'esibizione di colori, rumori, musiche, salti, colpi, risa. Ribadiscono il valore di grande esorcismo contro l'inverno, la carestia, la morte, sia la presenza centrale della coppia di Sposi (auspicio di fecondità), nonché le numerose e ricche scorpacciate (auspicio di buoni raccolti)” (Castelli, 1997). Dagli anni Trenta “con la caduta della funzione rituale, la Lachera si è ridotta ad una sfilata folkloristica, festosa e colorita senz'altro, ma un po' ermetica e stilizzata (spesso non compresa dagli stessi partecipanti), essendo venuti meno i tratti significanti principali, vale a dire la funzione magico-propiziatoria della questua itinerante e il gioco (anch'esso magico-propiziatorio) dell'inversione sessuale personificato da una Sposa, una Damigella e un Bebè in vesti femminili ricoprenti corpi maschili” (Castelli, 1997). Nella seconda metà degli anni Novanta l’associazione La Lacera, guidata da Giorgio Prato e Giorgio Perfumo, si è impegnata a recuperare alcune delle caratteristiche antiche della Lachera, tra cui l'uso delle maschere (abolite nel 1929 per una legge fascista che impediva di coprirsi il volto durante il carnevale) e il caratteristico personaggio del Buffone o Bebè. La manifestazione è oggi articolata in tre giorni e si conclude la penultima domenica di Carnevale. Venerdì inizia la questua della Lachera: secondo la tradizione i figuranti si spostano nelle campagne di cascina in cascina eseguendo le danze nelle corti e nelle cantine. Ovunque la Lachera è accolta con offerte di cibo, vino e la consegna di generi alimentari da legare alla ‘carassa propiziatoria’ (lungo palo di castagno che viene trasportato dai mulattieri). La questua prosegue fino a tarda notte e spesso le danze vengono eseguite intorno al fuoco. Sabato la questua della prosegue nelle cascine e nel pomeriggio nella frazione San Giacomo. Alle ore 21.00 a Palazzo Borgatta inizia il gran ballo con le musiche della tradizione occitana e piemontese. Alle ore 22.00 nei giardini del Museo della Maschera viene bruciato il ‘Carvà, con l’accensione di un grande falò e balli intorno al fuoco. Domenica pomeriggio la Lachera raggiunge il centro storico, animato da giocolieri, trampolieri, clown, musici. La sfilata, accompagnata dell’esecuzione delle danze tipiche, parte dall’antica porta presso il castello raggiunge la chiesa di Santa Limbania e si conclude al Belvedere. I personaggi che animano la sfilata, sono:

- lo Sposo e la Sposa;

- le Damigelle, che scortano gli sposi;

- due Zuavi (spadofori) armati di spada, con colbacchi di fiori di carta, che fungono da guardia d'onore degli sposi; - due Lacché (servitori), che danno il nome alla festa, vestiti di bianco con alti copricapi a forma di mitria (a simboleggiare il potere), adorni di fiori e di nastri colorati; durante la loro danza, festosa e allegra, compiono continui saltelli in direzione della sposa, senza mai raggiungerla;

- quattro Trappolini (nome di un'antica maschera della commedia dell'arte), specie di arlecchini che schioccano le fruste (‘scuriass’) e avanzano ai lati del corteo: indossano costumi di pezze colorate e fiorate, sonagli alla vita e copricapi floreali e sono gli unici a portare maschere baffute forse per incutere rispetto e timore essendo i custodi della tradizione;

- quattro Mulattieri con un costume adorno di campanellini, figure che si legano alla presenza, un tempo, in paese di numerosi carrettieri che con i propri carri trasportavano il vino;

- le Campagnole (inserite solo in epoca fascista per arricchire la scenografia) che formano coi mulattieri il corteo popolare a seguito degli sposi;

- il Buffone o Bebè, vestito di rosso-viola con una grottesca cuffia orecchiuta e corna di capra, che disturba i danzatori, cerca di corrompere il pubblico, insidia le ragazze; porta la borsa di pizzo con monete antiche e un bamboccio;

- il Guerriero, vestito di nero e armato di spada giunge sempre alla fine del corteo, talvolta tenta di catturare la sposa, ma viene sempre respinto dagli Zuavi.

Tradizionalmente la Lachera è caratterizzata da tre differenti danze: la Lachera vera e propria, la Giga e il Calisun. Il primo ballo è danzato ininterrottamente durante il corteo dai Lachè che eseguono piccoli sgambetti avanzando e retrocedendo reciprocamente; seguono l’allegra Giga danzata da Lachè e dagli sposi e il Calisun in cui la Sposa quasi rincorrendoli scaccia i Lachè; solo dagli anni Settanta del Novecento sono state aggiunte anche la ‘Curenta dir Butej’ e la Monferrina. danzate da Campagnole e Mulattieri.

ROCCA GRIMALDA (AL), Italia
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