Feste popolari
Rievocazione storica del ritorno di Giovan Battista Viotti - Palio del "Col a l'oca"
La manifestazione vuole celebrare la figura del compositore e violinista Giovanni Battista Viotti, nato a Fontanetto il 12 maggio 1755, e al tempo stesso far rivivere l’antica tradizione del Palio del Col a l’Oca, una giostra equestre di origini medievali.
Il musicista, già celebre a Parigi, nell’estate del 1782 (la data è desunta dal registro dei battesimi dell’Archivio parrocchiale) tornò nel suo paese natale, calorosamente festeggiato dai concittadini.
Per l’occasione le famiglie nobili (Negri, Ovis, Caligaris, Barone Vitta) ripristinarono in suo onore l’antica contesa equestre nella quale i cavalieri dovevano strappare il collo di un’oca appesa per le zampe ad una fune.
Nella rievocazione attuale l’oca è stata sostituita da due fantocci con le sembianze dell’animale.
Al Palio partecipano i quattro rioni in cui è stato suddiviso il paese: San Bonomio, Aie, Borgonuovo, Due Santi. Ogni rione è patrocinato da una famiglia nobile.
La manifestazione inizia nel tardo pomeriggio del sabato, con la rievocazione dell’arrivo in paese del musicista Giovan Battista Viotti, accolto dalle famiglie nobili e dai popolani in costumi settecenteschi. Segue la cena all’aperto, lungo via Viotti, preparata dai tre ristornanti di Fontanetto e allietata dalle esibizioni di musicanti e artisti di strada. Durante la serata avviene anche il sorteggio degli accoppiamenti, dell’ordine di partenza e delle corsie per le fasi eliminatorie del Palio del giorno successivo.
La giornata di domenica inizia con un giro turistico su un carro trainato da cavalli, che dal centro storico raggiunge l’antico mulino ad acqua di San Giovanni.
A metà mattina lungo le vie del paese transita il banditore, accompagnato da un alfiere e da tamburini e trombettieri, che annuncia la sfida.
Nella tarda mattinata Giovan Battista Viotti, scortato da un drappello di dragoni a cavallo, dalla sua casa natale raggiunge la piazza del municipio, dove riceve il saluto del sindaco e la consegna delle chiavi della città. Un gruppo di fucilieri del 32° Dragoni con spari a salve rende omaggio al musicista. Quindi un corte formato dalle carrozze con le famiglie nobili, i gruppi storici dei rioni e le autorità municipali raggiunge la chiesa parrocchiale. Qui il parroco benedice i cavalli, i cavalieri e il drappo del Palio. Dopo la celebrazione della messa, a mezzogiorno viene servito il pranzo preparato dalle pro loco del vercellese, a base di piatti tradizionali piemontesi.
Intorno alle 15 da piazza Garibaldi parte il corteo storico, formato da gruppi storici, la carrozza del sindaco, i gruppi dei quattro rioni, ciascuno dei quali con la carrozza dei nobili, preceduta da un alfiere, e seguita dai popolani che raffigurano un antico mestiere o un’usanza del tempo. A chiudere il carro con le oche e il drappo del Palio.
Dopo l’arrivo del corteo nel Campo del Palio e il saluto delle autorità, ogni rione propone la propria rappresentazione storica, ambientata a fine Settecento. Al rione che esegue la migliore interpretazione viene assegnato il trofeo Campanile.
Alle 17 inizia il Palio, al quale ciascun rione partecipa con due cavalieri. I rioni si affrontano due alla volta, con la formula della staffetta. All’abbassarsi del canapo (posto sotto la fune delle oche), il primo cavaliere percorre due giri di pista, durante i quali deve staccare il collo di una delle due oche appese alla fune e quindi passarlo a mò di testimone al compagno di squadra; questi percorre un giro di pista, dopo di che deve gettare il collo dell’oca in un apposito canestro e quindi completare un secondo giro di pista. Vince la sfida il rione i cui cavalieri riescono a compiere le azioni previste e il secondo in gara taglia per primo il traguardo. È valido anche l’arrivo del cavallo scosso.
Al termine della tenzone avviene la premiazione del rione vincitore.
La manifestazione si conclude con la cena organizzata dalle pro loco.