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Renato Agnello Jacqueline Cavazza Valeria Dogliotti Andrea Pieroni l'Università degli Studi di Scienze
seconda guerra mondiale Pieroni presso l'Università precedente cane Odile Pécoud scuole elementare fattore climatico esempio l'utilizzo
Il tartufo Bianco
Renato Agnello
Renato Agnello, classe 1939, è un cercatore di tartufi la cui famiglia da almeno 6 generazioni esercita questo tipo di attività. Per lui, la ricerca sembra essere parte della sua vita, è la sua routine. Ma adesso che ha più di 70 anni, la sua famiglia si preoccupa un po' quando ci va, data la pericolosità della notte; quindi fa le sue ricerche di giorno, dalle 5 del mattino fino alla sera, e ci dice che fin tanto che potrà camminare cercherà i tartufi. La complicità che ha con il suo cane, anche se è molto giovane, è impressionante. Ha dovuto addestrarne un nuovo perchè il suo precedente cane è stato ucciso da altri trifulai con dei bocconi avvelenati. Ha conosciuto l'epoca dei trifulai nati contadini. Negli anni della seconda guerra mondiale si faceva la fame. Il contadino lavorava di giorno ed andava a tartufi la notte per fare un po' di soldi e secondo lui è proprio da lì che deriva la tradizione di andare per tartufi durante la notte. Ha anche potuto vedere certi cambiamenti che hanno reso la crescita dei tartufi più rara: "nella nostra zona, c'è stato un grande danno nelle tartufaie data dalla coltivazione dei vigneti, dove c'era un bosco,infatti, oggi hanno disboscato e piantato le vigne, non ci sono più le piante a tartufi." Ma ci dice anche che il fattore climatico ha portato ad un cambiamento perchè piove di meno e c'è stata un'evoluzione nella manutenzione del terreno (per esempio l'utilizzo più frequente di trattori) che rende la terra più compatta e più soggetta a dei cedimenti. Il suo sogno sarebbe di andare nelle scuole elementare con altri trifulai per sensibilizzare i bambini a piantare degli alberi a tartufi nei giardini per preservame la crescita. L'intervista è stata raccolta da Jacqueline Cavazza, Valeria Dogliotti e Odile Pécoud nell'ambito di un lavoro di ricerca etnobiologica coordinato dal prof. Andrea Pieroni presso l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.