Feste popolari
Rappresentazione della "Capanna di Betlemme"
Il sacerdote e maestro Michele Ponza scrisse del 1813 il testo di una rappresentazione drammatico-sacra, ‘La capanna di Betlemme’, “per le fanciulle del ritiro di S. Michele, ad Ivrea, dov’egli era quale insegnante, e che là venne rappresentata” (Leydi, 2001, p. 33). L’opera in tre atti, interamente in italiano, è solo in alcune scene similare alla più nota rappresentazione popolare natalizia del Gelindo.
I personaggi sono Maria, Giuseppe, Erode, Rechab (scrivano del governatore), la donna di Rechab, Doeg (servo di Rechab), Elifazzo (signore di Betlemme), l’Angelo, la serva, i pastori e le pastorelle.
Il primo atto si svolge inizialmente nella sala delle udienze dove Rechab provvede a iscrivere nel registro del censimento le persone che si presentano. Tra queste Giuseppe e Maria, che destano la preoccupazione del re Erode (venuto a conoscenza dal pastore Efraimo della venuta di un nuovo re della Giudea) e impone a Doeg di sorvegliarli.
Nelle ultime scene del primo atto, Giuseppe e Maria nella piazza di Betlemme sono alla ricerca di un alloggio per la notte e incontrano il pastore Menalca che, non potendoli ospitare a casa propria perché troppo lontana, indica loro una capanna nei paraggi e va a ricercare un bue e un asinello per riscaldare i due.
Il secondo atto si apre con pastori e pastorelle attenti ad accudire il bestiame al pascolo. Sopraggiunge il pastore Eliseo che indica in cielo la cometa e quindi appare l’Angelo che annuncia la nascita del Messia. I pastori si mettono in viaggio verso la capanna.
Nel terzo atto “Erode vede dalla finestra della casa di Elifazzo, signore di Betlemme, dov’è a cena, la cometa, gli angeli in cielo che cantano e la capanna luminosissima nella notte con i pastori in cammino per adorare il bambino. […] La storia si ferma all’ordine di Erode di convocare i magistrati e i dottori perché gli spieghino che cosa succede” (Leydi, 2001, p. 35).