Feste popolari
Processo del rospo
"Durante i giorni precedenti la rappresentazione del Processo, avvengono la caccia e la cattura del 'babi': si simula una ricerca del 'Babi' nelle strade entrando e uscendo dagli esercizi commerciali. La caccia dura vari giorni e alla fine il 'Babi' viene catturato. Questa fase è molto meno sentita e partecipata dalla popolazione rispetto al passato. Successivamente il Sindaco cede le chiavi della città a Gipin, che da quel momento lo rappresenterà simbolicamente durante tutto il periodo carnevalesco: egli farà visita alle borgate, ai malati negli ospedali, ai bambini nelle scuole. Il martedì grasso si rappresenta il "Processo del Babi": si tratta di una rappresentazione teatrale il cui testo, in dialetto biellese, è esplicitamente legato all'attualità locale e nazionale, pertanto viene ri-scritto ogni anno. La prima edizione del processo è del 1924, non ci sono documenti a testimonianza di carnevali precedenti. Il Processo del Babi è ciò che rimane di un rituale carnevalesco molto più complesso di quello attuale; oggi è quasi una manifestazione a se stante rispetto al Carnevale, avviene generalmente presso il Teatro Sociale di Biella durante la sera del martedì grasso (mentre anticamente il 'Babi' veniva processato in piazza). Il processo vede opposti naturalmente il 'Babi' e il Gipin, intervengono l'intero tribunale con giudici, avvocati, uscieri e testimoni: sono questi ultimi a rappresentare personaggi conosciuti del passato o del presente, locali, nazionali o storici. Nel corso del tempo lo spettacolo si è trasformato da farsa a commedia musicale, con orchestra di 8 elementi che suona dal vivo. Il 'Babi' viene sempre condannato al rogo. A questo punto si può declamare il testamento del 'Babi': occasione per lavare la coscienza collettiva, dissacrando e denunciando ciò che è accaduto durante l'anno. Il rogo chiude il carnevale, con il Babi si brucia tutta la follia spesa durante i festeggiamenti e ci si prepara alla penitenza. Il 'Babi' ovvero il rospo, maschera precedente la commedia dell'Arte, viene dalle paludi e dai pantani. Simbolo dei più bassi livelli sociali, vuole crescere, vuole emergere, innalzarsi. Si trasforma in uccello per non farsi riconoscere e ciò da adito a una serie di equivoci. Il 'Babi', animale tipico della 'bassa', è forse testimonianza della rivalità fra biellese e vercellese e quindi reminiscenza di campanilismi oramai quasi sopiti. Il 'Gipin', diminutivo di Giuseppe, è una maschera di Biella. Personaggio che rappresenta il carattere biellese: nato e forgiato nelle alture del biellese (proviene da Camandona, in alta valle Strona dove ancora oggi si parla un biellese stretto), testardo, affronta le avversità, lavoratore, ironico. 'Catlina' è la moglie di 'Gipin'. E' a causa di una sua presunta relazione con il 'Babi', che si da la caccia a quest'ultimo e lo si processa" (Enrietto, 2005).