Feste popolari
Processione del Cristo morto
Milano cita Pocapaglia come paese ove "hanno luogo ogni anno, o periodicamente ogni quattro, cinque, sei anni, delle funzioni sacre seguite da processioni spettacolose..." (Milano, 2001, p. 152; Milano, 2005, p. 152).
"Noi abbiamo veduto una simile processione in Pocapaglia, un alpestre paesello cinto tutt'intorno da immani rocche di erosione e dirupi, che hanno formato come una barriera contro la civiltà progredente. Nel giovedì santo chi si trovi in quel luogo può ben credere d'essere tornato nel Medioevo con quel castello che torreggia nell'alto, quelle misere case che lo circondano e tutto il popolo in sussulto di devozione. Il povero Cristo, vestito d'una tunica rossoscura, ha un cappuccio che gli copre tutta la faccia con solo due fori per gli occhi, e porta una croce veramente enorme; ha davanti un Giudeo che lo trascina legato per una corda come un malfattore; alle calcagna il Cireneo, pure incappucciato, che lo aiuta, o finge di aiutarlo, a trascinare l'immane peso; e ai quattro lati, vestiti da guerrieri, con la sciabola in pugno e l'elmo in testa, quattro Giudei dalla barba lunga e lo sguardo bieco che li fan simili a tanti anticristi. I vestiti sono laceri e consumati, gli elmi, forse di cartapesta, corrosi e in progredente sfacelo, le sciabole... di legno vecchio e tarlato: sicchè mancando ogni magnificenza ed attrattiva, sembrerebbe che quello spettacolo così miseramdo debba strappare più c'altro le risa. Ma invece bisogna vedere con quanta compunzione quei buoni contadini vedono passare il triste corteo! Sono lacrime di vera e sentita compassione sulle ciglia di tutti: quasi, quasi, in mezzo al canto roco dei confratelli e dei preti che passano fra due ali di gente genuflessa, c'è da giurare che stiano per risorgere, o siano già risorti, quei miseri 'Disciplinanti di Gesù Cristo' di cui parla la storia medievale; e par di vederli processionare per quei dirupi vestiti d'un ruvido sacco, laceri e scalzi, lividi di cenere e di patimenti, gridando le loro peccata o cantando lugubramente il 'Miserere'" (Milano, 2001, p. 258).
"Giovedì santo: lunghissimo corteo: donne efanciulle in velo nero, figlie di Maria in bianco, umiliate, pellegrini, figli di san Luigi, infanti, battuti bianchi. Il Cristo tutto rosso, incappucciato, recante una enorme croce. Il Cireneo che l'aiuta chino a terra dietro a lui. Quattro Giudei, elmo con visiera di colore azzurro e con fiocco rosso, camicia rossa (se ne vedon solo le maniche), corsetto sovrapposto di color turchino con strisce che scendono sui fianchi, calzoni e uose rosse" (Milano, 2005, p. 157).
"Giovedì santo - processione del Cristo - tutte le confraternite a visitare i sepolcri. Poi il Cristo vestito d'un camice (toga) rosso scuro con un cappuccio che gli riempie tutta la faccia, con solo due fori per gli occhi a guisa dei fratelli della Misericordia - lo trascina, legato ai fianchi con una corda, un giudeo vestito in giallo e gli sta alle calcagna il Cireneo, chino nell'atto di aiutarloa trasportare l'enormissima croce. Ai quattro lati, quattro Giudei vestiti anch'essi in rosso (scarlatto) ma con calzoni e giubbe e una cintura azzurra - sciabole sguainate ed elmo in testa, barba lunghissima - seguono i preti cantando lo 'Stabat mater'. Partono da sant'Agostino (presso il castello) - cappella san Bernardo - tornano indietro alla chiesa della Concezione e e qui rimane il Cristo - i preti se ne vanno recitando il 'Miserere' (Milano, 2005, p. 220).
"... in passato il fenomeno (delle processioni animate con personaggi in costume) era diffuso in tutta la Langa (vedi ad esempio Bra, Cherasco, Sommariva Bosco, Sommariva Perno, Pocapaglia, Roddi, Castellinaldo, Sanfrè, ecc.) (Benaduce, De Benedetti, Morteo, 1981, p. 206) (vedi anche p. 213 e Bernardi, 1991, p. 368).
Vedere anche la frazione Macellai.