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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

Mortorio - Processione del Cristo Morto - Processione del Cristo risorto

"...ancora in vigore è il Mortorio di Garessio. Si effettua ogni quattro anni e nell'edizione del 1988 è stato eseguito tre volte. Nella ricostruzione del Barolo del 1933, la rappresentazione curata dalla locale Confraternita di san Giovanni, si svolge in un primo momento in chiesa, dove è collocato, sopra un palco, il Cristo morto (segue descrizione Barolo). Terminata la sfilata degli angeli con una lunga 'parlata' dell'angelo Raffaele, incomincia le deposizione dalla croce, in cui si alternano nel compianto la Vergine, Giovanni, le Marie, Giuseppe, Nicodemo, il Centurione e la Veronica. Riposto il Cristo nella bara, sfila la processione per le vie principali del borgo (segue descrizione Barolo). La confraternita di san Giovanni curava anche la celebrazione della resurrezione per la mattina di Pasqua. Veniva portata in processione trionfale la statua del Risorto, tra i canti del 'Gloria'. La parte propedeutica /.../ si limitava alle 'parlate' dell'angelo Michele, della Sindone, dell'angelo della tromba, dell'angelo che stava davanti alla statua della Madonna e dell'angelo della palma" (Bernardi, 1991, pp. 364-366).

"Anticamente ognuno degli strumenti aveva una sua 'parlata', recitata o cantata da personaggi vestiti da angeli, durante o prime dello snodarsi del corteo processionale. Sembra questo anche il caso di Garessio dove, durante il 'Mortorio' del venerdì santo, i vari angeli impersonano i 'misteri' e, durante la processione del Risorto al sabato santo, cantano la loro gioia per la resurrezione (Barolo, 1934; Basteris 1988, 1990)" (Borra, 1997, p. 343).

"A Garessio /.../ la sera del venerdì santo dopo una serie di scene drammatiche staccate in cui agiscono Maria, Cleofe, Veronica, Maddalena, San Giovanni Evangelista, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e il Centurione romano in ricchi costumi, la salma di Gesù deposta dalla croce è portata in processione per le vie, fra i detti personaggi, preceduti o seguiti da angioli, cavalieri romani, sacerdoti, cherici e confratelli; e tal processione si ripete in tono festoso la domenica successiva, giorno destinato in tutta l'Europa cristiana a processioni grandiose" (Milano, 2001, p. 180).

"Si celebra il venerdì santo di ogni anno nella Confraternita di San Giovanni eretta in Garessio (Borgo Maggiore) ed è un'autentica rappresentazione con parlate che ricordano quella di Roccavione /.../. La si fa risalire - senza che ve ne sia alcuna fonte sicura - al 1541 e costituisce un ambitissimo vento per quella sana e industre popolazione. E' significativo il fatto che Limone e Garessio, due centri assai noti per lo sport invernale il primo e per villeggiatura estiva il secondo, abbaino conservate vive e intatte le loro tradizioni religiose non sminuite per nulla dai frequenti contatti di quel popolo coi più evoluti e più moderni ceti cittadini. La rappresentazione si svolge nell'interno della Chiesa sopra un palco che porta disteso nel centro il Cristo morto. S'inizia con l'Angelo della tromba il quale annuncia la morte di Gesù e invita alla contrizione; segue la recita di un sonetto che narra in breve il racconto della Passione. Quindi, le parlate di ventidue giudei o peccatori che illustrano i versetti del 'Miserere'; si fa avanti l'angelo Michele con a lato due angioletti ed implora pace e misericordia per tutti. L'angelo di destra risponde che pace si avrà se tutti si disporranno ad ascoltare con devozione i misteri della passione e quello di sinistra, confermando la promessa, annunzia che i misteri sarannorecitati ciascuno da un angelo. Avviene quindi la sfilata, dinanzi alla salma del Cristo, di trentotto angeli che recitano i cosidetti misteri impersonando ciascuno gli strumenti e i simboli della passione: il calice, la face, la borsa, il brando di Pietro, l'orecchio di Malco, le funi, le catene, il gallo, il guanto, il velo nero, la veste bianca, la colonna, i flagelli, la veste di porpora, lo scettro, la corona di spine, il bastone, il vaso di Pilato, la sentenza, l'oricalco, la bandiera, il santo Sudario, l'ampolla, la croce, la scala, i chiodi, il martello, il cartello, la spugna, la lancia, i dadi, la veste inconsutile, le tenaglie, gli unguenti, gli aromi, le bende, la bara, il sepolcro. Ultimata la sfilata degli angeli, incomincia la deposizione dalla croce con una lunga 'parlata' dell'angelo Raffaele che viene ad annunciare a tutti la pace. San Giovanni vuole rassicurare i suoi fratelli ed osserva che soltanto l'autore del misfatto ha motivo di temere il castigo di Dio. La Madonna però chiede di poter dar libero sfogo al suo dolore di madre e piange. Nicodemo tenta di confortarla, ma intanto osserva che piangono 'le insensate cose' ed è giudto debba anche piangere l'uomo. Maddalena dichiara con parole di grande commozione il suo acerbo dolore e Maria Cleofe ne condivide la penam mentre Giuseppeprevede i castighi che cadranno sul popolo ebreo e il Centurione parla di quel sangue divino che gli ha ridonato la vita. Quindi tutti si rivolgono a Maria. Maddalena, per la prima, vorrebeb consolarla, ma al pensiero de' suoi peccati non sa più cosa dirle e la Vergine accetta egualmente il conforto di quel cuore contrito. Così san Giovanni, Nicodemo, il Centurione, Maria Cleofe, la Veronica, Giuseppe invitano con fervide espressioni al pentimento, fin che, per l'implorazione della Vergine, si fa la deposizione del sacro corpo. Questa avviene tra il canto dei primi versetti del 'Miserere' intercalati dal suono di una dolorosa sinfonia, Eseguita la deposizione dalla croce, la salma viene adagiata nel grembo della Vergine che incomincia il suo lamentoso compianto. A questa scena Giovanni, dopo parole di esecrazione e di duolo, si ritira a piangere. La Veronica cerca di confortare la madre dolorosa, le si avvicina, chiede di poter asciugare il volto al Dio crocifisso, e per questa pietosa bisogna s'inginocchia davanti alla salma. Rialzandosi cambia destramente il fazzoletto in un velo dipinto che trae dalle sue vesti e mostra al popolo il volto Divino. Maddalena unge di unguenti il sacro corpo e quindi, a un cenno di Giovanni, si ritoglie la salma alla madre mentre attorno a questa, per confortarla, si stringono le Pie donne. Nicodemo e Giuseppe portano la salma nella baraaiutati dai sacerdoti che incensano la sacra spoglia.

L'Angelo consolatore recita opportune parole di conforto per la Vergine. E sfila lentamente la processione. Precede tutti il Centurione, segue il tamburo coi pifferi e vengono dopo due sergentini in abito della Confraternita. Seguono gli angeli che già avevano celebrato ciascuno un mistero e recano in mano i simboli: la croce, il calice, la face, la borsa, ecc. Quindi vengono la bara, la sindone, i chierici, l'angelo della tromba, il corpo di musica, i sacerdoti, Nicodemo e Giuseppe, Maddalena, san Giovanni, la Vergine con le due Marie, l'angelo consolatore, l'angelo Raffaele, la statua dell'Addolorata, le figlie che cantano lo 'Stabat mater' e il corpo di guardia che chiude il corteo. Se si bada al fatto che tutte le scene descritte ed ogni più piccola azione che si svolge sono accompagnate da lunghe parlate e che la processione che segue alla Sacra rappresentazione si snoda lentissima per le vie principali del borgo, si può avere una idea della imponenza e della durata di questa singolare manifestazione. E' anche da ricordare che la mattina di Pasqua, per cura della medesima confraternita, si celebra la Resurrezione, più brevemente, ma non con minor pompa. La Raoppresentazione si limita alle parlate dell'angelo Michele, della Sindone, dell'angelo della tromba, dell'amgelo che sta avanti alla statua della Madonna e dell'angelo della palma, ma la processione si svolge egualmente imponente e solenne e i canti del 'Gloria' accompagnano in trionfo la statua del Cristo risuscitato. Le parlate sono del tipo di quelle che si recitano nella Passione di Roccavione /.../. Questi 'simboli' che parlano, questi 'misteri' che s'impersonano in angeli declamanti, soprattutto le loro parlate spesso gonfie e retoriche, talvolta, fin troppo ingegnose, sanno di Seicento e di gesuitico. Non osservociò per giudicarle esteticamente, ma per avanzare ancora una volta l'ipotesi che il più antico dramma sacro, la sacra rappresentazione, che ebbe un notevole sviluppo anche in Piemonte, abbia avuto una radicale riforma, in senso più ortodosso, dall'intervento dei gesuiti i quali, come è noto, operarono ativamente nel Cuneese per combattere l'eresia protestante /.../. (Barolo, 1934, pp. 156-158).

"Feste di popolo sacre - A Garessio il 'Mortorio' - rappresentazione sacra con quadri viventi, il venerdì santo si fa nella chiesa di san Giovanni. A mezzanotte la processione per le vie della città. Il giorno di Pasqua si ripete la processione - si fa ogni cinque anni. Confraternite: vi sono fiorenti quelle di sant'Antonio, di san Luigi, di san Giovanni, di sant'Anna e di san Rocco" (Milano, 2005, p. 172).

"... a Garessio i confratelli di san Giovanni decollato ricevevano dai priori i 'pani del Mortorio'" (Basteris, 2004, p. 71).

Oggi, la rappresentazione garessina fa precedere alla suggestiva processione del venerdì santo, il 'Mortorio' vero e proprio, una recita, nella chiesa di san Giovanni Battista, sulla Deposizione del Cristo dalla croce in cui si cantano anche le parafrasi dei versetti del 'Miserere' e le sestine degli 'Angeli dei Misteri' (questi ultimi recano ciascuno in mano gli 'istromenti della Passione e alcuni di loro cantano sull'aria di un'antica melodia): vi partecipano la Madonna, san Giovanni, la Maddalena, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo, le Pie donne e il Centurione. Dal secondo dopoguerra sono stati introdotti suggestivi quadri preparatori e un monologo di Giuda, che completano il ciclo della Passione, sono state abolite le parti del 'Miserere' e ridotte quelle dei 'misteri' cantati dagli angeli. Dal 1760 al 1935 veniva organizzata, la mattina di Pasqua, l'imponente processione del Cristo risorto, che oggi, a iniziare dal Mortorio del 1962 avviene al sabato notte, come terzo momento di tutti i riti del ciclo pasquale.

(CN), Italia
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