Feste popolari
Mistero sacro - Processione figurativa
"... la processione figurativa che si suol fare oggigiorno a Montechiaro d'Asti e che rimonta sicuramente ad una vera azione drammatica a dialogo, come attestava R. Sacchetti, in un numero del 'Pungolo' di Milano nel 1876, citato anche dal d'Ancona e dal Renier" (Milano, 2001, p. 250).
"Drammi ancor vivi o che lo furono parecchio innanzi nel secolo volgente ora alla fine: Montechiaro d'Asti, ...." (Milano, 2005, p. 153).
"Così la rappresentazione o commemorazione drammatica della Passione con dialogo, che si faceva una volta a Montechiaro d'Asti e che Roberto sacchetti descrisse nel 'Pungolo' di Milano (aprile 1876), si ridusse più tardi, come egli stesso affermava, in una processione notturna, consimile a quelle che noi qui descriviamo, tutta muta e simbolica (anche in D'Ancona, II, pp. 224-226)" (Milano, 2005, p. 220).
"Ancora nei primi decenni dell'Ottocento aveva luogo a Montechiaro d'Asti un 'Mistero sacro' o 'Rappresentazione della Passione'. Si svolgeva il venerdì santo per le strade del paese, con la partecipazione di tutti gli abitanti. I dialoghi, in latino, erano presi dal Vangelo. Più tardi, secondo la testimonianza del Sacchetti, nativo del luogo, la Passione non venne più eseguita per eccesso di realismo e la 'funzione si ridusse a una processione notturna' del Cristo morto, una volta comunissima dappertutto ma negli inizi del secolo in via di rapida estinzione nelle contrade del Nord" (Bernardi, 1991, pp. 363-364).
"La scena cominciava nell'orto del vecchio collegio che per quel giorno prendeva il nome illustre di Getzemani. Quivi il Cristo si tratteneva in orazione e quivi venivano gli scherani de' leviti a tòrlo per tradurlo innanzi a Caifa. Ed un anno per poco la sacra funzione non si mutò in vera tragedia; perchè, mentre Giuda entrava seguito dalle trombe a dire: Ave Rabbi, il segnale del tradimento, il coperchio di una vecchia cisterna si sprofondò sotto i loro piedi, e fu miracolo se il finto Giuda non scontò il delitto del vero. Uscendo di là i manigoldi, vestiti con delel antiche ferraglie e armati di alabarde, menavano il Cristo, con le mani legate, da questa a quella casa del paese, dove avvenivano le diverse scene del giudizio. Il dialogo seguiva in latino, colel stesse parole del Vangelo, cucite insieme da qualche pievano, modesto autore, vissuto chissà quando. Finalmente Pilato (uno degli spettabili del paese), usciva fuori a dire: 'Quem vultis dimittam vobis? Barabbam, an Jesum, qui dicitur Christus?'. La marmaglia gridava: 'Barabbam!'. Pilato soggiungeva: 'Quid igitur faciam de Jesu?', E il popolo ripeteva devotamente: 'Crucifige'. Allora il Cristosi esponeva qualche momento sulla porta colla canna in mano e con la corona di spine sulla testa. Poi verso sera lo levavano di là e cominciava la Passione. Il Figliuol dell'Uomo veniva menato per le dodici stazioni al Calvario e lo seguivano gli apostoli e le piangenti Maddalene, e il Cireneo lo ajutava a portare la croce, e la turba veniva dietro pregando e schiamazzando. Fatto il giro lo legavano alla croce e piantavano questa sopra una delel piazzette che sta sul ciglio della collina da una parte del paese. Poi si spegnavano le torce, le grida scoppiavano più forti, e con un grande schiamazzo la folla si disperdeva. Allora il Salvatore poteva discendere e andare in letto a rioposarsi della fatica usata che davvero non era poca. La Passione era lunga; la croce era di quercia e pesantissima, , e la strada ripida assai. Poi c'era un inconveniente, il quale si fece più grave negli ultimi anni, e fu la causa per cui il 'Mistero' non potè farsi più; i manigoldi finti pigliavano sul serio la loro parte e s'infervoravano in essa, quanto più gli altri personaggi s'intiepidivano nella propria. Picchiavano maledettamente. Anzi un anno menarono con tanto ardore le mani e il calcio delle alabarde e, qualcuno dice, i calci senz'altro, che il povero Cristo, deposto il cilicio, si mise in letto e si trovò pesto in così bel modo da ispirare qualche timore che non si potesse più rialzare. Naturalmente l'anno dopo egli non volle ripetere la scena, e non vi fu altri che volesse riprendere la sua parte: così egli fu l'ultimo re dei Giudei a Montechiaro d'Asti. Io vidi questo sovrano abdicatore: un coso lungo, lungo, magro allampanato, un po' curvo per l'età. Camminava a stento strascicando le ciabatte. Faceva il bottajo. Era scemo e noi ragazzaglia lo chiamavamo Gesù Cristo con quella stessa crudeltà, con cui i Farisei schernivano il figlio di Maria. In questo almeno egli somigliava il suo divino maestro e prototipo. Mancando il Cristo, si dovette smettere anche la Passione". /.../. La processione che sostituì da allora la Passione, si svolgeva dopo il vespro e, "partendo da una chiesa che è sulla Piazza Maggiore, discende nella via della circonvallazione, che corona a mezza costa la collina /.../. Fa un semicircolo e sale per l'altra parte in paese. Sul far della notte sbuca in mezzo alle case il gonfalone de' 'Battuti' fiancheggiato dalle alte lanterne colorate; poi seguono le 'Umiliate', poi i preti, poi la Madonna pesante col Cristo morto /.../. E in mezzo alle file venivano molte Maddalene. Ognuna di esse reca un de' simboli della Passione, e molte insieme tengono spiegato il Sudario" (Bernardi, 1991, p. 364; riporta il testo del Sacchetti).
"... un anno ne prese tante che dovette mettersi a letto e rischiò la morte. L'anno successivo nessuno volle prendere il suo posto e il 'Mistero Sacro' si ridusse a una processione notturna organizzata dai 'battuti' locali. In essa sfilavano anche le Umiliate, il Clero, la Madonna e una statua di Cristo, e in mezzo alle file dei confratelli molte ragazze vestite da Maddalena portavano i simboli dei 'Misteri' (Basteris, 2004, p. 37).