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Fonte: AGA - Associazione Giochi Antichi / AGA - Associazione Giochi Antichi
Categorie
Cibo e gioco
Autori:
Barbara Rigon, Valentina Lapiccirella Zingari, Paolo Avigo, Sofia Scomparin

Il Pizzichentò come si faceva un tempo

Antonio Palombo ci racconta come si usava fare il Pizzichentò un tempo per la festa di Sant’Antonio. A Castellino del Biferno, in Molise, i festeggiamenti di Sant'Antonio sono molto sentiti. Per il Santo si accendono fuochi e si realizzano altarini sempre diversi e personalizzati da ciascuna famiglia, che li compone con tessuti e fiori, gigli e ginestre. La sera di festeggia in piazza, mangiando le Sagnitelle col "sugo bugiardo", così chiamato per la mancanza di carne, sostituita da tradizionali palline di pecorino e uova. La preparazione delle sagnitelle impegna le donne del paese di diverse generazioni ed origini, contribuendo a rinsaldare il senso di comunità. Per la festa arrivano molti appassionati dai paesi circostanti e ogni persona che prende parte ai festeggiamenti può cimentarsi in una Torre Umana: il Pizzichentò. Oggi la torre umana viene formata in maniera estemporanea, con l'aiuto di alcuni abitanti esperti e il supporto di una pertica in legno. Il senso di condivisione prevale sulle abilità dei giocatori e la torre danza attraversando il paese accompagnata da canti rituali. In passato, le torri entravano nelle case ringraziando per le offerte ricevute, marcando simbolicamente il tempo della partenza dei giovani per i lavori agricoli che li portavano lontano da casa, "da Foggia verso Celano".

Castellino del Biferno, Italia
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