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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

I pastori

“La prima testimonianza scritta del ritorno, in questo secolo, della tradizione del presepe vivente si ha nei diari del parroco don Pietro Rocchia, parroco di Sambuco, un paesino delle vallate cuneesi. ‘Almeno un quindici giorni prima Natale un gruppo di persone si mette d’accordo – scrive don Pietro - insieme, e per bene, combinano chi deve fare da pastore principale, quali le coppie d’uomini e donne, giovane e ragazze che abbiano a seguirlo nell’andata al Santo Presepio per la presentazione dei doni a Gesù Bambino’. La rappresentazione è denominata, infatti, ‘I Pastori’ e alla mezzanotte della Notte Santa uomini e donne in costume portano in dono alla messa agnelli, pollame, cestini d’uova, farina e altri prodotti del lavoro di montagna. I doni, lasciati in chiesa, servono per preparare la cena di Santo Stefano offerta ai parrocchiani in canonica. Don Rocchia fornisce anche una descrizione accurata dei costumi dei pastori: ‘Stanno curiosamente vestiti con pantaloni corti legati al ginocchio, cappello guarnito da un nastro con piume che scendono bellamente da un lato; le donne hanno un grembiule bianco coi lacci appariscenti, cappello di paglia o fazzoletto in testa e nel braccio sinistro un canestro con uova o altro commestibile’ “ (Galdolfo, 1996, p. 292).

SAMBUCO (CN), Italia
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