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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

Giostra del tacchino

La Giostra del Pitu (tacchino) è un antico rito contadino che vuole rappresentare la purificazione e l’allontanamento del male: "In essa si perpetua, come in molte tradizioni folkloristiche del mondo, la figura del capro espiatorio (nel nostro caso: il pitu), la cui simbolica uccisione diventa il momento liberatorio di una comunità, farmaco di rigenerazione e purificazione" (Grimaldi, 2004). Fino ai primi anni del secondo dogoguerra "il tacchino veniva portato in corteo dai giovani della leva, l'ultima domenica di carnevale, e appeso per le zampe a un palo sulla piazza del paese, diventando oggetto degli sberleffi generali. Dopodiché i giovani , a cavallo, lanciati al galoppo, passavano accanto all'animale e carcavano di colpirlo alla testa con un bastone. Il primo che riusciva a staccare la testa del tacchino era il vincitore. Alla morte dell'animale faceva seguito la lettura del suo testamento" (Grimaldi, 2004). Attualmente la manifestazione si svolge la prima domenica di Quaresima, data dovuta ai legami con il calendario ambrosiano, secondo un rituale leggermente modificato. Inizia con il corte formato dalla banda musicale, Gerardo da Tonco (il fondatore dell’Ordine di san Giovanni in Gerusalemme, poi Ordine Sovrano Militare di Malta) con la sua corte e i pellegrini, il carro del pitu, i personaggi del processo (frate, 4 giudici, notaio), i rappresentanti dei sette rioni. Al termine della sfilata si svolge il processo al 'pitu', scritto in dialetto tonchese da abitanti del paese il cui nome resta segreto. Il pitu in gabbia viene condotto davanti ai giudici togati che lo processano incolpandolo di tutti i mali che hanno danneggiato la comunità durante l’anno appena trascorso. Il 'pitu' risponde (con la voce di un attore locale), cercando inutilmente di difendersi. La corte, dopo essersi ritirata in giudizio, lo condanna a morte, concedendogli la facoltà di fare testamento, lasciano le parti del suo corpo (becco, ali, portacelo, ecc.) ai sette rioni, mentre i polmoni sono dati alla banda musicale dicendo “Ti lascio i miei polmoni perché possiate soffiare con forza nei sederi dei vostri tromboni”. Appeso il 'pitu' morto (un tempo vivo) ad una fune che attraversa la piazza, ha inizio la giostra equestre. I cavalieri, uno per ogni rione, si lanciano al galoppo cercando con un bastone di colpire l’animale e staccargli la testa. Il cavaliere che riesce nell’impresa vince la giostra, aggiudicandosi la testa del pitu, mentre il suo rione avrà l’onore di dare inizio alle danze (brando).

TONCO (AT), Italia
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