Feste popolari
Carnevale (Zingarata)
Il Carnevale, che da diversi decenni segue lo stesso canovaccio, prende spunto dal continuo pericolo di furto cui erano soggette le popolazioni canavesane, a partire dalle bande di predoni (barrovieri) del XII secolo fino zingari dei tempi più recenti. I personaggi principali sono: Caraco Pignataro (il gitano ladruncolo), il Generale, l'Avvocato, il Maresciallo Pinco Pallino, i due Gendarmi, gli Zingari, la Ginestrera (figura femminile di recente istituzione). I preparativi iniziano due o tre settimane prima, quando con una sorta di questua per il paese a "raccogliere i fagioli". Una volta venivano donati soprattutto fagioli, uova, granoturco o vino; oggi il contributo è costituito prevalentemente da denaro. Alcuni giorni prima della festa, una sera dopo cena, gli organizzatori provvedono a confezione le "quajétte" (le quagliette, principale componente per la preparazione dei fagioli grassi) ed a scegliere gli interpreti dei vari personaggi. La sera del sabato precedente la manifestazione storica, nella piazza del Municipio gremita di folla, con la partecipazione della banda musicale e con la presenza del gruppo di zingari, viene svelato il nome della nuova Ginestrera. La scelta del personaggio femminile spetta per tradizione al presidente della Pro Loco, che custodisce gelosamente il segreto fino all’ultimo, quando si affaccia al balcone del Municipio addobbato a festa, dopo aver annunciato tutti gli altri personaggi dello storico Carnevale, orgogliosamente la presenta alla folla. Dopo l’investitura, mentre la banda inizia a suonare, la Ginestrera, scesa tra la folla, con il Generale e gli altri personaggi, offre bugie e vino. Quindi si forma un corteo e, alla luce delle fiaccole, con la Ginestrera ed il Generale in testa e via via tutti gli altri personaggi, gli zingari e la banda musicale viene raggiunto il salone in piazza Bovetti dove si svolge il tradizionale ballo mascherato. Domenica il rituale della Zingarata inizia con Caraco Pignataro, uno della combriccola di zingari, che porta lo scompiglio tra la popolazione del paese in festa, rubando la quaglietta alla Compania Fasolera indaffarata a cuocere i fagioli grassi. I due Gendarmi, faticando non poco, catturano il malandrino che, seduta stante, viene processato per il grave atto appena perpetrato. Il Maresciallo legge i capi di accusa mentre il gruppo di nomadi contesta vivacemente. L'Avvocato, riprendendo uno per uno tutti i rubarizi, cerca di scagionare il poveretto, aiutato dal clamore assordante del gruppo di zingari. Bisogna notare che, addossando a Caraco tutta una serie di misfatti, viene bonariamente presa in giro la gente di Vialfrè. Alla fine dell'arringa prende la parola il Generale che, considerando le varie attenuanti "per ladri e mendicanti", gli usa una particolare clemenza condannandolo a rimpinzarsi di fagioli fino a fare rimbombare tutto il paese. Il pomeriggio il carnevale continua con la sfilata dei carri allegorici per le vie del paese, a sera con le danze e termina con l'abbruciamento del 'Pitòcio'.