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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

Carnevale

L’ultimo sabato di carnevale, alla sera, la gente si recava verso ‘ër cantún Garian’, all’incrocio con la strada per alba. Qui le due bande allora esistenti e le autorità attendono l’arrivo della carrozza con le maschere poirinesi Barba Peru e Magna Danda ( i nominativi di chi le impersona sono tenuti segreti sino all’ultimo). “La carrozza si fermava e le due maschere scendevano, accolte da grida e battimani (oggi molto forzati). Il sindaco consegnava loro le chiavi del paese con un piccolo discorso di benvenuto in piemontese, cui le maschere rispondevano brevemente. Rimontate in carrozza e precedute dalle bande l’allegro corteo si dirigeva verso la piazza, dove accolto dallo scampanio della ‘baudëtta’, scendevano nuovamente dalla carrozza e salivano sull’improvvisato palco per il saluto alla cittadinanza. Nel discorso detto in strambotti, venivano presi di mira le autorità civili e religiose, i difetti e le malefatte dei poirinesi, i quali pur gravemente offesi non reagivano […]. Dopo il discorso le maschere e quanti volevano seguirle si recavano a ballare in qualche luogo. Il giorno dopo sfilavano per le vie del paese precedendo il corteo dei carri; il lunedì avrebbero visitato le scuole, l’asilo e l’ospizio, portando l’allegria ed aiuti in natura e denaro. La sera del martedì grasso avrebbero partecipato all’ultima sfilata di carri, fatto il discorso di chiusura (sempre in strambotti), ed appiccato il fuoco al pupazzo che rappresentava il Carnevale. Il pupazzo era fatto di legno ripieno di paglia e segatura; qua e là venivano messe delle spagnolette (füsëtte), che man mano che il pupazzo bruciava scoppiavano allegramente. Il Carnevale morente era attorniato dalle maschere e da quanti volevano partecipare, un allegro girotondo contornato da alte grida” (De Pizzol, 1981, pp. 92-93).

Nel secondo dopoguerra ad organizzare il Carnevale era l’Unione Sportiva Poirinese. All’inizio degli anni il sodalizio cessò l’attività e per una decina d’anni la manifestazione non si tenne. “Fua all’alba degli anni Settanta che don Nicola Fissore riprese la vecchia tradizione. […] Oggi la tradizione delle maschere di Barba Peru e della consorte Magna Danda è ancora ben radicata nell’animo dei poirinesi; solo il rito ha subìto qualche cambiamento. Anzitutto le maschere non arrivano più al ‘cantun Garian’ ma la borgo San Rocco (e questo per praticità di circolazione), non scendono più dalla carrozza bensì da un’automobile scoperta (la più strana che si sia riusciti a trovare) mentre a fare il discorso di benvenuto (non più in piemontese ed a strambotti) oltre al sindaco si sono aggiunte le maschere di Gianduja, Giacumëtta e la Puirinota. Tolto questo, il cerimoniale si è mantenuto integro” (De Pizzol, 1981, p. 95).

Il programma del sabato prosegue con la cena ufficiale con le maschere, in un ristornante locale, e la ‘cena delle schifezze’ presso l’oratorio San Luigi.

Domenica al mattino le maschere presenziano alla messa nella chiesa parrocchiale. Nel pomeriggio si svolge la sfilata dei carri e gruppi mascherati (dedicata ai ragazzi), con partenza dall’oratorio e arrivo in piazza Italia, dove Barba Peru e Magna Danda tengono il discorso ufficiale e vengono distribuite vin brulé e bugie.

I festeggiamenti si concludono Martedì grasso. Alle ore 20.30 si svolge la sfilata in notturna di carri e gruppi mascherati con partenza da corso Fiume e arrivo in piazza Italia. La serata si conclude con il rogo del fantoccio che rappresenta il carnevale.

POIRINO (TO), Italia
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