Feste popolari
Carnevale
Negli anni antecedenti la prima guerra mondiale il Carnevale era “la parodia anche un po’ sguaiata, di certi aspetti formali che proprio ad Ivrea il Carnevale esaltava, avvicinandosi di più alle sagre nordiche descritte magistralmente nei suoi dipinti da Peter Brueghel, anziché alla ricostruzione allegorica e pretestuosa di un episodio storico, sulla cui autenticità, oltre tutto, si nutrono forti dubbi” (Magaton, 1981, p. 183).
Personaggio del Carnevale erano ‘l General dij Fasoj, seguito da “un pittoresco e sbracato Reggimento degli Spiantati, che lo seguivano a piedi, più come una corte dei miracoli che come scorta d’onore” (Magaton, 1981, p. 183). Compito di questo gruppo era la “questua presso la popolazione del paese e dei cascinali, di fagioli, cotiche, lardo, salvia e fascine, elementi utilizzati poi per cuocere in piazza i fagioli grassi. Le offerte […] raccolte durante la questua, venivano caricate su di un asino che i questuanti si portavano apprresseo e che veniva compensato con tozzi di pane intrisi nel vino; al termine della colletta, l’asino ed i suoi padroni erano sempre ubriachi.
Durante il Carnevale si facevano scherzi di vario genere; i giovani, in maschera, facevan visita alle ragazze nelle stalle” (Ramella, 1996, p. 482).
Nel secondo dopoguerra nel paese, a differenza di altri centri del Canavese, non si è sviluppato. “Nei giorni della festa si tengono un grande ballo mascherato e la tradizionale fagiolata benefica” (Ramella, 1996, p. 482).