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Fonte: Atlante delle Feste Popolari del Piemonte / Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – UniSG
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Feste popolari

Carnevale

La maschera dell’Orso di Balmuccia è stata ricostruita a partire da una fotografia presente in un volume sui Carnevali della Valsesia, Ceneri di coriandoli. Varallo e le tradizioni del Carnevale in Valsesia di Enzo Barbano (Barbano, 1983, pag. 209). L’originale costume di questo Orso, fatto di ricci di castagna, ne accentua il tratto selvatico, vegetale: è avvicinabile solo con estrema cautela, e la sua preparazione comporta una costante attenzione e l’accettazione della sofferenza che comportano le spine da parte di chi impersona la maschera.

Il costume ovviamente rinvia alla figura del riccio, animale del letargo che, come l’orso, allude “al modello lunare della rinascita dopo il lungo inverno: consumato il grasso accumulato nel corso dell’estate, l’animale che sopravvive al gelido inverno, esce dalla tana in funzione della fase lunare” (Grimaldi - Nattino, 2007, pag. 27). Durante la ricostruzione del costume dell’Orso di ricci e muschio per la mostra Dei selvatici. Orsi, lupi e uomini selvatici nei carnevali del Piemonte, si è scoperto un importante aspetto antropologico: chi fabbrica il costume diventa come l’Orso, attraverso la sofferenza provocata dalla spine dei ricci che penetrano nelle mani e lo rendono parte della figura che sta creando (Grimaldi - Nattino, 2007, pagg. 27-28).

(VC), Italia
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