Feste popolari
Carnevale
La maschera principale di Piane Sesia è Badik, l’Uomo Selvaggio solitario che, come scrive Gustavo Buratti, si nascondeva nei luoghi più reconditi, senza difesa, nei boschetti (Buratti, 1978). Badik Cavaltreiner era un soldato spagnolo mercenario vissuto nel 1600 che, stanco di guerreggiare, fuggì e si nascose in una grotta della Pietra Croana di Piane, un dirupo molto ripido e scosceso, tanto che per arrivare al suo rifugio l’uomo doveva saltare una spaccatura nella roccia, alta sessanta metri. Sfruttando la fisionomia naturale della montagna, Badik scelse una caverna naturale invisibile dall’esterno, con all’interno delle sporgenze incise e profonde, che tornavano utili per posare gli arnesi. Ma la notizia della sua presenza si diffuse presto tra la gente che abitava nel paese, che iniziò a temerlo per via del suo aspetto, soprattutto per la lunga barba che lo faceva sembrare un orso, un animale selvatico pericoloso per le donne e i bambini. Infatti venne organizzata una battuta di caccia per catturarlo: quando lo trovarono, però, egli non reagì come si sarebbero aspettati e, invece di ribellarsi, raccontò la propria storia. Sapendo che era stanco della guerra e che voleva vivere a contatto con la natura, gli uomini del paese lo liberarono e ne diventarono amici. Badik continuò a vivere libero nella sua grotta nutrendosi di verdure e radici, ma offrì il proprio aiuto agli uomini civili nel lavoro contadino: preparava i salami, faceva il vino, spargeva letame nei campi, e spesso si attardava con loro a bere e mangiare. L’Uomo Selvaggio era solito dire: «Il vino è buono e bisogna berlo con giudizio», ma una sera in cui si festeggiava l’uccisione del maiale ne bevve troppo e, nel tornare ala grotta sulla Pietra Croana, perse l’equilibrio saltando la sporgenza rocciosa e morì.
Gli abitanti del paese hanno concretizzato questa storia all’interno dei riti del Carnevale: il corteo attende in piazza l’arrivo dell’Uomo Selvaggio che esce dalla sua grotta. La maschera ha una lunga barba, indossa un giaccone di pelle di montone e un cappello da montanaro con la piuma di un gallo di monte; porta sulle spalle una poiana imbalsamata, attorno ai fianchi una corda ed in mano una piccozza (Gallo Pecca, 1987, pagg. 351-353).