Feste popolari
Calendimaggio
“Un mattino dei primi giorni di maggio, un gruppo di ragazze (ma […] vi erano anche dei ragazzi che suonavano l’armonica a bocca), andavano in giro per le cascine e per il paese, sostando a ogni abitazione, una di esse era vestita da sposa, con finti gioielli, altre recavano un bel ramo di abete (o di pruno selvatico ‘brignet’), adorno di nastri multicolori, di fiori finti e con al centro una bambola di pezza. Penetrate nell’aia poggiavano in terra, fingendo di piantarlo, il ramo adorno, levando la voce del canto ai padroni di casa:
…se völe nen crède
cje ‘l Magg a l’è rivà
butève a la finestra
lu vedreve bin piantà
E bin veni mag
Quand cha turna ‘l meis di mag….
[…] Solitamente le ragazze ricevevano in dono delle uovo, ma anche salame, formaggio ed altre cibarie. Il rito (con richiesta di doni) sopravvive in un’area molto ristretta del nostro territorio (cas. Zucchea, Tetti Banna, Lomello); non sono più le ragazze a cantarlo, ma due giovani che entrano nell’aia suonando” (De Pizzol, 1981, pp. 115-116).