Feste popolari
Calendimaggio
Nella frazione Marcorengo il 1° maggio i ragazzi dei borghi Azzano e Gisfengo “si riunivano ed estirpato un pino selvatico nel boschetto del Devesio lo addobbavano alla meglio con bambole di stracci, nastri colorati preparati con l’aiuto delle mamme, indi andavano in giro per il paese a fare la questua delle uova alle case, al grido ‘magg a l’è rivà’. L’albero era portato da un un ragazzo e una ragazza vestiti da sposi” (Ferro, 2000, p. 22).
Il gruppo intonava la canzoncina:
“Ben vena magg,
sempre vena l’meis ad magg,
ecco qui la spusa,
l’a regalailu la so maestra,
ecco qui la spusa,
cun l’anel n’tal dì,
al’a regalailu so marì,
dimi ti padruna, padruna dal castel,
dami la ciau dal cofu,
ch’it duma n’bel bindel,
dimi ti padrona, padtuna dal pulé,
dame ij euv fresch e i queiss lassié dré.” (Ferro, 2000, pp. 22-23).
I ragazzi “insistevano a cantare sino a che la padrona non si affacciava donando loro le uova oppure due o quattro soldi, dopodiché si riunivano contenti a casa di uno di loro e si facevano una bella frittata” (Ferro, 2000, p. 23).